dicembre 8th, 2008 , by Letizia Tasselli

Gipi, alias Gianni Pacinotti
Gipi, nome d’arte di Gianni Pacinotti (link), è uno dei più importanti artisti della scena fumettistica internazionale e i suoi lavori hanno ricevuto alcuni tra i più importanti premi del settore, riscuotendo successo in tutto il mondo.
Molti lo conosceranno per le strisce pubblicate settimanalmente su Internazionale, altri per i suoi romanzi a fumetti che spuntano dagli scaffali delle librerie.
Officina gli ha rubato un po’ di tempo per farsi raccontare com’è nata la sua voglia di raccontarsi nelle tavole dei suoi fumetti, tra acquarelli poetici e parole, belle parole, che ti rimangono addosso anche dopo aver chiuso i suoi libri.

Tra le sue opere “Esterno Notte”, “Appunti per una Storia di Guerra”, “Gli Innocenti”, “Questa è la Stanza”, “Hanno ritrovato la Macchina”, “S.” e “LMVDM – La mia vita disegnata male”, pubblicato recentemente da Coconino Press e, con un numero di copie limitato, da Internazionale (Fusi Orari).

Buona Lettura!


Qual è la tua formazione artistica? Eri deciso ad affermarti in questo ambiente oppure è stato un processo più casuale?

Liceo artistico e due settimane di accademia di belle arti. Disegno dal vero all’accademia degli artisti di Barcellona, un corso di fumetto con Pazienza, Scozzari e gli altri disegnatori “storici” della rivista “Frigidaire”, nel 1982 (credo). Poco altro.
Non ho mai pensato ad un qualche tipo di “affermazione”. Ma ho sempre avuto una smania di raccontare storie. Al principio però non mi interessava quanti lettori potessero avere, queste storie. Le facevo per me. Poi, naturalmente, il mio spirito si è corrotto.

La cover di LMVDM, edito da Coconino Press

La cover di LMVDM, edito da Coconino Press

Molte delle tue storie contengono forti elementi autobiografici. La tua ultima opera, “La mia vita disegnata male” (LMVDM), è un’autobiografia di quelle che ti si aggrappano addosso per non lasciarti in pace per un bel po’, anche quando il libro se ne sta già nel suo scaffale della libreria a dormire.
Mettersi a nudo come fai tu non è rischioso?

Assolutamente sì.
Ogni critica ricevuta ad un libro nel quale si sono mostrate le proprie interiora (il proprio cuore, diciamo, per fare i romantici) è una critica diretta alle nostre interiora (al cuore, per fare i romantici) e fa molto male.
Il fatto è che questa mia non è una scelta, ma una condizione in cui mi ritrovo, senza programmazione.
Solo dopo l’uscita de “La mia vita disegnata male” mi sono reso conto di quanto poco pudore avessi avuto nel racconto. Solo dopo. Mentre lavoravo proprio non ci pensavo. E dopo, naturalmente, mi sono sentito incosciente e stupido, ed ho avuto (ed ho) paura.

'S.', 2006

'S.', 2006

Le tue opere si distaccano molto dal fumetto classico. Hanno un’impronta narrativa molto forte, sono fatte di personaggi, anzi, persone che non risentono delle sofisticherie stereotipate che inquinano buona parte dei fumetti che si trovano in giro.
Il raccontare la vita, il mondo, senza filtri che cosa ti ha portato alla fine? Pensi che il merito del tuo successo sia da ricercare in quello?

Intanto, parlare di successo per dei romanzi a fumetti è un parolone. Per quanto riguarda il fumetto classico, non ci ho mai pensato. Non ho mai pensato se le mie storie si avvicinassero o differissero in qualche modo da uno stile o un filone o una tendenza particolare.
Io non mi sono mai sentito “nel mondo del fumetto”, come non mi sono praticamente mai sentito in nessun tipo di mondo, o onda, o filone che sia. Ma non per una voglia snob di unicità, ma proprio perché non rientra nel mio modo di pensare, perché alla fine il disadattato che è in me vince ogni set.
Non conosco neppure molto del fumetto per poter dire, alla fine, se mi distacco o meno e in che misura, da un eventuale “fumetto classico”. So però che non lavoro pensando di fare avanguardia o sperimentazione. Lavoro spinto dalla voglia di raccontare e sempre con una certa ruffiana attenzione alla comprensione del lettore. Ma non so dove mi colloca questo atteggiamento. Dentro o fuori dal fumetto e la sua storia. Non lo so.

I tuoi libri a fumetti sono molto d’impatto, soprattutto per la forza comunicativa che si evince da ogni vignetta. Quanto è importante il lato tecnico del lavoro ai fini del risultato finale?

Intenzioni e tecnica sono legati. Devono essere entrambi due aspetti solidi del lavoro. Per intenzione intendo voglia di comunicare, esigenza irrinunciabile di farlo e chiarezza di contenuti. La tecnica deve, per il mio modo di vedere, adattarsi a questa esigenza di racconto. Piegarsi, scomparire pure. Oppure farsi prepotente e gradassa, se è necessario alla storia ed alla sua efficacia.

'Esterno Notte', tavola dalla storia 'Muttererde', 2004

'Esterno Notte', tavola dalla storia 'Muttererde', 2004

I tuoi acquarelli e i tuoi oli assomigliano alle tue sceneggiature: sono inequivocabilmente vivi.
Cosa ti spinge a prediligere una tecnica rispetto ad altre?

Ancora una volta, torniamo al punto precedente. La storia, l’esigenza di racconto dominano la forma. Anzi, direi che già contengono la forma. Quando inizio una nuova storia accade sempre la stessa cosa: nasce un modo differente di disegnare, di accostare parole e segni, di scandire il tempo. E’ successo sempre, fino ad ora. E questo nonostante io abbia, a volte, provato a comportarmi in modo coerente, a fare studi di tecnica o segno “prima” di iniziare la storia.
Non è mai servito a niente. Ogni volta la tecnica prendeva una via inaspettata alla prima vignetta definitiva della prima pagina della storia e tutti gli studi, tutti gli sforzi precedenti, sembravano completamente inutili. Tempo buttato. Sembravano.

Pirati!

Pirati!

La provincia, i pirati, l’introspezione sono tutti temi che ritengo ti appartengano. Qual è il fulcro del tuo lavoro, la linea continua che lega le tue opere?

Credo che, se c’è una linea comune tra i miei lavori, sia la molla che mi spinge a raccontare. Scrivo storie quasi esclusivamente per comprendere delle cose. Non per fare plot interessanti o colpi di scena, ma per comprendere le cose.
Cose che non capisco nella vita “normale” mi si fanno più chiare quando assumono le vesti del racconto. Quando le tolgo dalla vita “reale” e le vesto sul racconto. Allora acquisto una minima lucidità, che mi manca nella vita “normale” e che mi permette di capire di più le cose che mi sono accadute e quelle di cui parlo nella storia.

'Appunti per una storia di guerra', 2006

'Appunti per una storia di guerra', 2006

Sei uno dei pochi “narratori” italiani che è riuscito ad affermarsi anche all’estero, riscuotendo premi e apprezzamenti.
Cosa pensi del panorama fumettistico italiano? A parte poche realtà è veramente in decadimento?

Non mi interessa e non conosco la questione. A volte mi faccio dei giri sui forum dei fumettisti e dei relativi lettori. Leggo di crisi, non crisi, volumi di vendite. Ma non ci capisco niente e non provo un vero interesse. A volte sono curioso ma ne esco sempre con la stessa sensazione di aver sbirciato un mondo che non conosco e non mi appartiene.

Molte delle tue opere sono state pubblicate da Coconino Press, una delle poche case editrici che esula dall’idea puramente commerciale del fumetto come macchina da soldi.
Come sei arrivato a lavorare con loro e come ti sei trovato con Igort?

Incontrai Igort a un festival del fumetto di Lucca, nel 2001. Sapevo che voleva conoscermi, aveva visto una mia vecchia storia intitolata “il pugile” da qualche parte. Così andai a incontrarlo. Al tempo stavo lavorando ai racconti che poi avrebbero costituito la raccolta “Esterno notte”.
Gli piacquero, mi disse di farne altri, di arrivare ad un numero minimo di pagine adatto a fare un libro. Lo feci.
Con lui sono sempre stato bene. Mi ha insegnato molto riguardo al lavoro e alla sua produzione e pubblicazione, e (anche se a volte abbiamo discusso) ha sempre accettato il mio punto di vista e le mie scelte, anche quando apparivano rischiose per la casa editrice.
Non ha mai cambiato una virgola al mio lavoro e si è sempre affidato. E’ un amico.

Ti sei mai trovato a dover cambiare un tuo lavoro per far in modo che venisse pubblicato? O a vederlo rifiutato perché non rispettava certi canoni?

Ho risposto sopra.
No. Mai capitato. Se mi fosse stato chiesto non avrei pubblicato il lavoro, comunque.
Sono piuttosto attento e rigido con il mio lavoro e quando faccio leggere una storia a un editore significa che quella storia è sopravvissuta ad analisi spietate da parte mia. Fino ad ora non ho mai trovato nessuno che arrivasse ad essere più spietato.

Una delle tavole a colori de 'LMVDM'

Una delle tavole a colori de 'LMVDM'

Ci sono molti che farebbero carte false per poter accedere nel mondo del fumetto, forse perché, soprattutto in Italia, quello del fumettista è visto come un mestiere goliardico, un lavoro che non è un lavoro. In realtà il problema è esteso a tutti quelli chiamati “mestieri creativi”, che si trovano nella scomoda posizione di poter essere fatti da tutti, senza che poi nessuno li sappia fare realmente. Cosa ne pensi?

Che se si paragona a tutti quei mestieri alienanti e umilianti che ci sono in giro, questo lavoro è assolutamente un paradiso. Nel mio caso, poi, che lavoro in assoluta libertà, è un superparadiso.
Naturalmente c’è da farsi il mazzo, ma è una cosa piacevole.
Certo può diventare un inferno se si segue il lato oscuro, se si viene presi dalla smania di pubblicazione quando non si è ancora pronti o si sceglie questa professione per fare quattrini.

LMVDM si è trasformato in un reading musicale, un po’ come aveva fatto Alessandro Baricco insieme agli Air con City Reading. Com’è nata l’idea? Quali sono le prossime tappe in programma?

Leggevo sempre le pagine della storia, mentre ci stavo lavorando, ai miei amici. Li vedevo divertirsi e ridere. Così mi sono detto che avrei potuto fare lo stesso con un pubblico più vasto. Poi mi sono detto che con la musica sarebbe stato più coinvolgente. Ho chiamato due amici, Paolo Peewee Durante e Luca Giovacchini, ed abbiamo cominciato a montare lo spettacolo, facendo prove, proprio come una band.
Ci siamo già fatti un po’ di show. Ce ne faremo altri. Saremo a Firenze, a Pisa, a Torino, a Città di Castello, a Milano…

Sfrush? Uno sketch di Gipi in occasione di Lucca Comics and Games 2008

Sfrush? Uno sketch di Gipi in occasione di Lucca Comics and Games 2008

Hai pagine che vorresti bruciare pur di non vederle in mano ai tuoi lettori?

No. Quelle da bruciare le ho già bruciate io.

Cosa hai in programma dopo LMVDM? Stai già lavorando a un nuovo progetto?

Non ancora. Alcune idee. Ma adesso devo ricaricare le pile. Fare le letture musicali, andare in giro con lo show, fa parte di questo percorso. Poi si vedrà.

Sfrush?

Dipende dai giorni. Sfrush, che cosa vuol dire?

di Letizia Tasselli

Ringraziamo Gipi per averci tenuto compagnia tra pirati, province un po’ sporche e parole.


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  1. A chiacchiera con… Ludiko


13 Commenti su “A Chiacchiera con… Gipi”

  1. #1 Fiori+Belli

    Gipi, Gipi, Gipi… Conosciuto tramite l’Internazionale.. è stato un colpo di fulmine! Da quel momento ad ora abbiamo seguito tutti i suoi passi. Dal vivo siamo stati la sua ombra l’anno scorso.. è stato “l’ospite d’onore” di Artissima Fumetto (edizione 2007).. Successivamente ho fatto impazzire il commesso della Fnac (poverino!) per trovare TUTTI i suoi fumetti!
    E voi, ovviamente, non potevate mancare!
    Grande Gipi!
    :)

  2. #2 mario sughi

    per me l’ultimo dei tuoi disegni qui pubblicati, quello con la ragazza che esce dalla pagina come se uscisse dal mare e’ proprio bello! il piu’ bello!

  3. #3 rox

    Ciao, ho incontrato gipi in occasione del suo compleanno festeggiato qui a Torino al circolo dei lettori.
    Grazie per la bella serata!!

  4. #4 roberta

    complimenti per il blog…un sacco di notizie..grazie
    roberta

  5. #5 Dario Albini

    Mi ha colpito la riposta che ha dato in: “Mettersi a nudo come fai tu non è rischioso?”
    Mi è piaciuta. Nella maniera in cui piacciono le cose null’altro che sincere.
    Bell’intervista!

  6. #6 Officina Creativa » Incontra il Creativo: Gipi

    [...] Incontra il Creativo: Gipi gennaio 9th, 2009 , by Redazione Dopo averlo intervistato (link), Gipi sarà ospite del nostro forum dal 12 Gennaio al 18 Gennaio per l’iniziativa “Incontra il [...]

  7. #7 Riccardo

    Gipi è sul forum di Officina Creativa per una settimana per rispondere alle domande di tutti!

    http://www.officina-creativa.net/forum/index.php?topic=4799.0

    “Cari Creativi,

    Abbiamo l’onore di ospitare su queste pagine Gianni Pacinotti in arte Gipi
    Spargete la voce in lungo e il largo, appuntatevi domande interessanti e vestitevi a modino: dal 12 Gennaio al 18 Gennaio, troverete Gipi qui con noi pronto a rispondere alle vostre domande!”

  8. #8 Matteo

    Ciao Gipi

    Mi chiamo Matteo, ci siamo intravisti sotto i portici di Torino prima delle vacanze di natale…

    Leggendo LMVDM mi ritornato in mente una cosa che mi disse un mio grande amico ” non starmi vicino io sono il male”. Quel giorno ho capito che mi sarebbe proprio piaciuto riuscire a disegnare quella scena, quel momento. Nel tuo libro attraverso delle cose che ti sono successe si possono campire tante cose di come sono fatti gli altri. Forse il fumetto dovrebbe ritornare a parlare di noi e di quello che pensiamo senza preoccuparsi troppo di menate tipo “il personaggio” “l’eroe” e robe del genere…che ne pensi

  9. #9 Think.BigChief » Blog Archive » Incontra il Creativo: GIANNI PACINOTTI in arte GIPI

    [...] Grande Capo apprezza tantissimo il disegno a mano libera + acquerelli, su Officine Creative trovate una bella intervista a Gianni Pacinotti in arte Gipi, uno dei più importanti artisti della [...]

  10. #10 Officina Creativa intervista Gipi · Commenta la moda, il fashion, il gossip

    [...] lavora e che strade ha percorso uno dei più noti fumettisti italiani, allora non perdetevi l’intervista a Gipi, realizzata dai nostri amici di Officina Creativa. Se poi volete chiedergli anche mille [...]

  11. #11 PDVC, no… BLDV, no… PTCR, no… insomma, trovatelo da voi « egolalìa chiara e tonda

    [...] rete ho trovato il suo blog e un sacco di belle interviste. Questa è quella che mi piace di più, ci sono tanti bei disegni e un paio di affermazioni che mi hanno [...]

  12. #12 francesca senesi

    sono la ragazza che ti ha regalato il cd con le canzoni africane
    come faccio a parlare con te?

  13. #13 Redazione

    Cara Francesca, puoi visitare il suo blog e trovi li la sua mail. Puoi usare quella per scrivigli

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