gennaio 7th, 2008 , by Letizia Tasselli

Questa volta Officina Creativa è andata a cercare un giovane talento napoletano, Principear, ovvero Claudia Attaianese (link).
Claudia ha 17 anni, fotografa per passione e cura, facendo diventare la macchina fotografica un filtro per le sensazioni e i sentimenti più profondi, quelli che tutti abbiamo dentro ma che a volte è più comodo ignorare.
Con delicatezza e spietatezza, urlando e ridendo, come in un viaggio di quelli che ti rimangono dentro per sempre.
Com’è nata la tua passione per la fotografia?
La passione per la fotografia nasce in un periodo un pò triste della mia vita. Mi dispiace cominciare questa chiacchierata in un modo così cupo, io sono una persona molto allegra, ma tant’è! Vivere tutte le situazioni in modo talmente intenso significa farlo nel bene e nel male…Capita sempre in queste circostanze di avere una visione di sé stessi profondamente distorta, la parte migliore si mimetizza abilmente e quello che vedi di te può farti molta paura. Fotografarmi significava ripristinare la mia immagine reale (oltre a poter esprimere quello che avevo dentro), rievocare una persona sì piena di debolezze e di timori, ma anche di amore per la vita e piena di passione per ogni cosa. E questo non solo da un punto di vista prettamente interiore, ma anche sotto un aspetto puramente estetico. Può sembrare superficialità, ma in quei momenti potermi vedere "bella" attraverso gli scatti, poter riprendere e poi selezionare una parte di me che mi piaceva realmente ha significato molto, quello che lo specchio rimanda può essere realmente micidiale quando si è molto fragili. Tutto questo avveniva con un cellulare prima, con una compatta poi, infine la reflex.
Cos’è che ha piu’ influenzato i tuoi scatti? Quali sono le sensazioni, i luoghi e le essenze che ti porti dentro?
In modo più o meno diretto i miei scatti parlano tutti d’Amore. Oggi come quando ho iniziato a scattare poco più di un anno fa, ho sempre avuto dentro di me il sospetto e forse anche l’intima certezza che può essere solo l’Amore, quello supremo, a “salvarmi”, a “salvare” tutti noi, tutti ne abbiamo bisogno. Fotografare significa in un certo senso “risolvere” il soggetto, e io temo che senza risolvere l’Amore non riuscirò a risolvere me stessa. Probabilmente in questo senso continuerò a fare autoscatti per tutta la vita, l’Amore è un mistero talmente profondo…

Come nascono le tue fotografie? Sono frutto di un studio oppure cogli il momento, per rendere al meglio le sensazioni che provi?
Per me si tratta di cogliere il momento dell’animo, ma di studiare attentamente come renderlo. Poi in realtà sono sempre i particolari involontari a rendere le foto speciali… Ho appena terminato un libro, “La camera chiara” di Roland Barthes, suggeritomi da un amico speciale. E’ una nota sulla fotografia, in cui Barthes si propone si elaborare un’antologia di questa materia pur consapevole che la fotografia è la contingenza pura. La parte più interessante è quella in cui l’autore chiarisce la differenza tra lo spectrum, la parte sociale, culturale, lo studio alla quale lo scatto rimanda e il punctum, ovvero cioè che della fotografia punge, solletica, ciò che richiama l’attenzione in modo inspiegabile e indefinibile.
E’ così che accade. Barthes da una straordinaria definizione di qualcosa che non avrei mai saputo descrivere con le parole. Per me il punctum ha un valore molto particolare. Mi autocito (si può dire?) in un discorso che facevo tempo fa con un amico:
Io poi amo nelle mie foto inserire un elemento di disturbo, un elemento che sappia in un certo senso, smorzare la carica emotiva del soggetto, costituire un richiamo ad una realtà dove non tutto avviene per un motivo, e certe cose sono semplicemente cose.
Come un richiamo a me stessa, nella vita reale devo spesso concentrarmi sulle cose che sono semplicemente cose, per evitare di cadere troppo dentro il mio spirito, che talvolta è un baratro, un abisso nero. Così anche nella fotografia.
Cos’è per te la macchina fotografica?
Spesso sento che è la Fotografia e soltanto la Fotografia che mi permette di "essere". In questo senso è terrificante pensare che tutto proceda da uno strumento, che tutto sia pura sintesi di chimica e fisica. Fa paura se ci rifletti. A volte questo mi ha addirittura portato a pensare che la Fotografia sia proprio il medium tra materia e immateriale, tra anima e corpo, tra contingenza ed essenza. Ad oggi non posso dirlo con certezza, ma so che per me potrebbe essere così, e mi piace crederlo senza azzardarmi sino ad affermarlo.

Foto che si ascoltano e parole che si guardano. E’ possibile andare oltre la semplice immagine e trasformare la fotografia in qualcosa non solo da guardare da lontano ma da annusare alla ricerca di un senso piu’ profondo?
E’ possibile, ma il senso più profondo è sempre incomprensibile e riflette qualcosa di intimamente soggettivo. Il messaggio universale è quello che sta al fotografo. Allo spettatore, che non può mancare di comprendere totalmente quest’ultimo, sta il fatto di cogliere il senso latente. Non tutti lo colgono, non tutti lo colgono allo stesso modo e nelle stesse immagini, per il semplice fatto che non per tutti è lo stesso. Per il resto è semplice: basta chiudere gli occhi e dimenticare il titolo per capire se una determinata fotografia significa qualcosa per noi. Tutte le volte che ho cercato un senso ad occhi aperti e cercando di comprendere, non l’ho mai trovato. Ma potrebbe anche essere una coincidenza.

Qual’è lo scatto che si porta dentro la storia piu’ bella? Quello a cui sei piu’ affezionata o che ti sembra che trasmetta meglio quello che sei diventata adesso.
Probabilmente quello mai realizzato. Ti racconto una cosa strana che mi capita. Amo molto i tramonti sul mio golfo e i tramonti in generale. A te piacciono? Il momento del tramonto è per me un momento di gioia personalissima e incomprensibile, eppure tutte le volte che ho provato a fotografare un tramonto il risultato è stato banale e ci sono rimasta malissimo. E’ da un pò che ho deciso di rinunciarvi e ho preso a fotografare i miei tramonti con la mente, per non intrappolarli mai più.
A parte questo, tra quelli realizzati lo scatto che si avvicina di più adesso al mio modo d’essere è quello che si intitola La bellezza non mi salva. Ognuno però mi rappresenta a suo modo… per fortuna non sono una persona piatta, la ragazza che piange sul pavimento e quella che canta a squarciagola con la maglietta colorata sono esattamente la stessa persona.


The floor was so icy e Even beautiful girls cry hanno una carica emozionale quasi spiazzante, che va oltre la semplice immagine fotografica. Essere protagonista delle tue foto è una cura da ciò che ti circonda?
Come ho già detto sopra, sì, è una cura. Vuoi sapere la cosa più bella dell’aver scattato quelle due foto? Almeno una decina di persone mi ha contatta dicendomi: “Anche io lo faccio spesso…”
Mi sono sentita davvero confortata e molto meno sola in quello che stavo provando, e immagino che lo stesso effetto lo abbia fatto su di loro, e questo mi ha resa infinitamente felice… significa aver trasmesso per davvero, anche oltre i limiti dell’individualità. E l’individualità è al contempo il valore e il limite più grande delle mie fotografie.

Il giudizio e i commenti degli altri influenzano i tuoi lavori?
I lavori che decido pubblicare li amo tutti, dal primo all’ultimo. Mi hai chiesto la foto che meglio mi rappresenta in questo momento e io ti ho parlato di uno scatto che non ha avuto molto successo…è stato giudicato male, o forse peggio, ignorato, eppure lo sento mio al di sopra di tutti. Non ti nego che mi dispiace davvero tanto quando leggo un commento completamente negativo e mi dà sui nervi essere snobbata perché non possiedo una certa tecnica… Allo stesso modo certi commenti positivi mi possono dare davvero molto. Una volta una ragazza dopo aver guardato la mia galleria mi ha detto: "Vorrei che a 17 anni mio figlio fosse esattamente come te. O che perlomeno si trovasse una ragazza come te!". Ti immagini cosa ha voluto dire per me?
Quello che mi sono sentita di risponderle è stato che se lei sarà capace di trasmettere a suo figlio la passione e l’amore in tutte le cose che fa, come è avvenuto da parte dei miei genitori, allora suo figlio sarà esattamente come me. Io non devo dire grazie a nessuno per quello che so fare in questo senso, ho fatto e ho imparato tutto da sola, piuttosto voglio dire grazie ai miei per avermi insegnato ad avere passione. Credo che sia molto importante.
Quali strumenti usi? Sperimenti anche con l’analogico oppure attualmente usi solamente il digitale?
Per divertimento più che altro, ho rispolverato la vecchia LOMO di mio padre, ma non ho ancora portato il rullino a stampare. Ti dirò che per me non è fondamentale questo discorso… il digitale viene incontro al mio desiderio di un immediato prodotto finito, ma credo che se mi avessero regalato un’analogica sarebbe stato lo stesso. Sono molto curiosa di sperimentare anche l’analogico, anche se ti ripeto, forse sbaglio, ma è un discorso secondario.
I miei strumenti…ho una eos 300d, uno standard, un 50mm e un teleobiettivo 55mm-200mm. Il resto è tutto molto “artigianale”. Le luci, le location…. Non ti dico le acrobazie per fare gli autoscatti! Per fortuna adesso mi sono decisa a prendere un telecomando a distanza!

Cosa vorresti fare da grande?
Non lo so. So che voglio viaggiare, vedere il mondo e stare tra la gente. Voglio fare qualcosa che mi permetta di comunicare, ma ancora non ho individuato precisamente la mia strada… So per certo che non voglio fare della fotografia un "mestiere". Qualcuno mi ha detto che è una scelta vigliacca. In realtà non è così. Certo, la paura di non sfondare etc, ma il discorso che faccio io è diverso.
Non voglio che la mia fotografia debba mai piegarsi alle regole commerciali. Non voglio farne un prodotto. Non voglio scendere a compromessi. E’ la mia anima. Perché mai dovrei?
Voglio farmi conoscere, lo sto facendo e continuerò a farlo, voglio studiare seriamente fotografia e prima o poi lo farò. Ma non sarà l’unica cosa. Credimi, lo faccio per preservare quello che è fortemente parte di me.

Ora Claudia loves herself?
Certamente. Anche se l’Amore, finchè non diventa supremo, è spesso malato e pericoloso.
Dire che amo me stessa vuol dire che amo la vita e tutto ciò che mi circonda. E’ così, è così anche nei momenti peggiori. Anche dietro le lacrime c’è una grande voglia di vivere, di essere fino in fondo.
Ringraziamo Claudia per la sua disponibilità e per averci permesso di entrare nel suo mondo. Come riconoscimento per il suo talento Officina Creativa ha deciso di regalarle l’account Pro di Flickr, con la convinzione che Claudia continuerà a regalarci splendide istantanee del suo essere.
Potete trovare le fotografie di Claudia sia su Flickr che su DeviantArt. Oppure potete prendervi un buon tè con principear direttamente sul nostro forum (link)!
di Letizia Tasselli








































5 Commenti su “Alla scoperta di… Principear!”
#1 Freshcut.it
gennaio 14th, 2008 alle 10:01 am
[...] I nostri amici di Officina Creativa hanno realizzato una bella intervista con Principear, ovvero Claudia Attanaiese, già segnalata qui su Freshcut tra le immagini del giorno e su Frizzifrizzi come artista da tenere d’occhio! Scritto da Simone il 14 Gennaio, 2008 Tags: artisti, fashion, fotografia, interviste [...]
#2 Stefano
gennaio 15th, 2008 alle 9:43 am
bellissimo! ottima intervista, ho avvertito il vero spirito artistico che c’è in te…molto brava.
#3 oziorama
gennaio 15th, 2008 alle 5:56 pm
[...] quello deviant art. Se poi proprio non ne avete abbastanza, Officina Creativa ha anche pubblicato un’intervista alla giovane [...]
#4 Bastard inside
aprile 9th, 2008 alle 3:13 pm
Che gnocca!
#5 Yokai is the GURU
marzo 15th, 2009 alle 7:21 am
ho letto l’intervista e ne sono rimasto stupito..dentro di te hai un “mondo” ke nn hai mai mostrato…sono senza parole..ti ammiro davvero tanto…sono onorato di avere come amica una persona come te…un bacio.
Scrivi il tuo commento!