giugno 16th, 2008 , by Redazione

D’ora in poi le vostre penne avranno un buona ragione per essere mangiucchiate: usatele per Din-ink. Din-ink é linea di oggetti che vi permette di trasformare la vostra Bic in un set completo di posate da pranzo da ufficio. Un set di tappi che si adattano alle più comuni penne a sfera e le trasformano in coltello, cucchiaio e forchetta. Biodegradabile al 100%, è un prodotto intelligente che si é meritato il primo premio del Macef Design Award 2008 dal tema “Dining in 2015”.
Autori di questo progetto sono quattro giovani designer Italiani: Andrea Cingoli, Paolo Emilio Bellisario, Cristian Cellini e Francesca Fontana, uniti sotto il nome di Zo_loft (link). Nato in ambiente universitario, il loro é un gruppo che propone una progettazione dinamica e ibrida, in grado di comprendere il perenne cambiamento e la progressiva fluidificazione delle attività umane.
Per chi si fosse perso l’intervista collettiva sul forum ecco un piccolo promemoria con tutti i botta e risposta degli utenti di Officina Creativa con il team Zo_loft che ha partecipato alla nostra inziativa "Incontra il Creativo".
Perché delle cose che ci piacciono davvero non ci stanchiamo mai.
#1 mrpink:
Ciao a tutto il team di Zo-loft e grazie per essere venuti a farci visita! Dunque dunque, eccomi a fare la prima banalissima ma fondamentale domanda. Come vi é venuto in mente Din-ink? Lo avete pensato esplicitamente per il concorso? Se questo é il caso, c’erano mille e più possibiltà per affrontare il tema Dining in 2015 e la vostra mi sembra una soluzione a dir poco originale.
Stavate mangiucchiando le vostre Bic ed é nata l’idea?
Quello che mi piace di questo oggetto é che ha una poetica molto munariana, in cui si combinano concetti apparentemente del tutto separati per creare una nuova incredibile soluzione. Insomma, che cosa vi ha ispirato?
Grazie per tutti i complimenti. Sì, din-ink é nato proprio per il concorso e in particolare per la categoria mangiare in ufficio: c’erano tre categorie tra cui poter scegliere ufficio, casa e viaggio (anche se diciamocelo almeno noi din-ink lo useremo sempre in ogni occasione!). Ufficio = scrivania = penna di lì il passo é breve! Il concept sicuramente deriva dall’osservazione di una realtà comune alla maggior parte delle persone, cioè dall’osservazione delle nostre pause pranzo, spesso fatte in velocità, tra un disegno e l’altro, magari davanti ad un computer per finire una consegna o anche solo per leggere le email e chattare su msn. L’essenza del progetto é quindi un pò a metà tra riflessione e provocazione, allo stesso modo che tra estetica e funzionalità, veicolata da due mezzi di espressione comunissimi: una penna e una posata. (Paolo)
Ci fa molto piacere sentir parlare di din-ink e poetica munariana. Gli oggetti di design che noi stessi comperiamo hanno un fascino irresistibile, ma molto spesso diventano solo un pretesto per un regalo simpatico e originale. Noi crediamo che anche un oggetto piccolo e apparentemente superfluo possa in qualche modo aiutarci a vivere meglio una determinata situazione. Il primo compito da affrontare é quello di individuare la lacuna del sistema sul quale noi vogliamo intervenire. La nostra esperienza e la nostra creatività troveranno la soluzione più originale. (Cristian)
#2 zarigeno:
Salve Zo-loft, Innanzitutto complimenti per il progetto!
Riguardo a Zo-loft:
Ho letto di voi ma non ho ben capito, di dove siete / dov’é il vostro studio?
Sono curioso di vedere altri vostri progetti ma il sito é in costruzione. Dove posso trovare qualcosa?
Riguardo a Din-ink, che mi ha fatto molto ridere in prima istanza:
Avete già commercializzato il progetto o é un prototipo? Lo considerate un progetto concettuale o di pratico utilizzo nella quotidianità?
Qual é o quale pensate possa essere il prezzo giusto per questo prodotto?
Lo so, il sito purtroppo tarda ancora a giungere a conclusione.
Per quel che riguarda din-ink per ora il prodotto non é ancora commercializzato, però stiamo lavorando affinché possa uscire sul mercato al più presto, speriamo addirittura per luglio/agosto anche perché le richieste sono state tante e noi stessi non vediamo l’ora di organizzare una festa in cui tutti mangeranno con le loro din-ink! Per quel che riguarda i costi purtroppo il prezzo finale non dipenderà da noi, ma dall’azienda produttrice. Come si può evincere dal progetto, din-ink nasce come un oggetto popolare, semplice, progettato con un carattere di temporalità, pensato per poter essere distribuito anche nei dispenser e, come tale, nel nostro immaginario dovrebbe avere costi accessibili a tutti, ma proprio tutti e quindi bassi. (Paolo)
#3 serpe:
Avrei una domanda sui prodotti in questione, forse banale però é un mio dubbio: il tappo quello a coltello come resta fissato sulla penna durante l’utilizzo? Cioè quando vado ad utilizzare la penna/coltello, il movimento tende naturalmente a sfilare il tappo. Come avete pensato di risolvere questo inconveniente?
Se vedi l’immagine dell’ultima tavola di concorso si vede appunto il dito che poggia sul tappo e in particolare sulla linguetta: è proprio in questo modo che la presa resta salda. Il tappo comunque non si toglie così facilmente mentre si utilizzano le posate, ma resta ben saldo alla penna, provare per credere! (Paolo)

#4 milla:
Ciao a tutti! La mia é più una curiosità che una domanda. Alle volte in casa mi sono ritrovata ad usare le mie amate bic come fossero bacchette (poi mi sono decisa a comprarne un paio vere), tanto per esercitarmi e non fare la solita figura dell’italiana che va nel ristorante giapponese e chiede la forchetta… Quindi la domanda é: avete fatto anche una versione "orientale" del tappo? O magari vi era venuto in mente e poi per qualche motivo avete lasciato perdere?
No, a dire il vero sono stati gli altri a proporci questo tipo di associazione così come hai fatto tu, ma non é mai stato nei nostri obbiettivi trasformare le bacchette, però… w la cucina cinese e soprattutto giapponese! Ne siamo tutti e quattro ghiotti! (Paolo)
#5 mrpink:
Come vi siete comportati per i materiali e la realizzazione del prototipo? Ho letto che Din-ink é riciclabile al 100%, ma é lo stesso materiale dei comuni tappini delle Bic? Oppure avete ricercato un materiale che avesse le proprietà volute? E il prototipo da chi lo avete fatto fare, avete cercato chi lavorava quello specifico materiale? Insomma, io non ho idea di come si faccia a realizzare un prototipo. Da cosa si parte?
Nella vostra biografia dite che vi siete conosciuti in ambiente universitario… Dove avete studiato e cosa?
In che modo la vostra formazione influenza il vostro metodo progettuale?
Come avete iniziato questo gruppo? Condividete le stesse idee sulla progettazione oppure la vostra diversità é la vostra forza? Cosa volevate fare da bambini? Tra l’altro sarei curiosa di sentire il parere dei voi tutti, anche sulla stessa domanda!
Dunque io sono di Sora (FR), Cristian di Chieti, Francesca di Popoli e Andrea di Roseto degli Abruzzi. La sede ufficiale é a Roseto degli Abruzzi, ma la maggior parte dei nostri progetti é nata nella casa/studio di Andrea a Pescara. Di solito quasi tutte le riunioni per lavori/concorsi/idee le facciamo lì tra un sushi e un involtino primavera Smiley.
Il materiale scelto per din-ink non é lo stesso dei tappi, ma é stato scelto appositamente per l’occasione. Volevamo che fosse un materiale biodegradabile con determinate caratteristiche di resistenza e durabilità, così alla fine la scelta é caduta sul PSM che ha appunto le caratteristiche che sono anche citate nelle tavole di concorso. Al momento, comunque, stiamo facendo anche altre ricerche su ulteriori materiali biodegradabili che potrebbero avere prestazioni ancora migliori per la commercializzazione del prodotto. Il prototipo che vedi nelle immagini é in plastica, decisamente più pratico da realizzare per partecipare al concorso! Per realizzare un prototipo basta rivolgersi a delle aziende specializzate che lo fanno proprio per mestiere, ce n’é una proprio vicino Pescara, basta portare i disegni o un modello 3d o reale e il gioco é fatto (sempre che la sorte avversa non intralci!).
Tutti e quattro abbiamo studiato nella facoltà di Architettura di Pescara (io in particolare ancora ci studio perché dovrei completare la tesi a Luglio) ed é proprio lì che ci siamo incontrati durante i primi anni di università. (Paolo)
#6 Nowy23:
Ciao Zo_loft! E’ molto bello avervi in visita qui da noi, grazie per essere passati e un grosso "wow!" per il progetto Din-Ink. E’ una delle idee che mi ha più stimolato creativamente da quando ne sono entrato in contatto. Sono curioso di sapere qualcosa di più sul vostro modo di essere dei creativi.
Cos’é la creatività e cos’é il design per voi?
Dove e come trovate stimoli, ispirazioni, nuove idee?
Anche voi siete della famiglia di creativi che le idee migliori le trova al pub piuttosto che in studio? Il vostro lavoro vi rende felici? E se da anziani un giorno vi guarderete indietro, cosa potreste pensare di ciò che state facendo adesso? E, infine, chi vince, tra Mazinga Z, Goldrake e Daitarn III?
Premetto che le risposte sono soggettive e sicuramente un altro componente del team Zo_loft potrebbe avere un diverso punto di vista, ma é naturale e positivo per noi che sia così. La creatività é un enigma, una formula sconosciuta, ma é anche un modo per dimostrare che per ogni soluzione trovata, ce né sempre una che aspetta di venire allo scoperto. Ho sempre trovato affascinante e attuale il paragone che spesso si fa con la musica; anche se le note sono 7 (per modo di dire), é stato possibile comporre un’infinità di brani musicali, ognuno in grado di trasmettere sensazioni diverse e spesso anche diametralmente opposte. Il design industriale é la possibilità che il mercato ci offre di mettere la nostra creatività al servizio di tutti.
E’ difficile dire in che modo si trovano stimoli per i nostri progetti in quanto ogni progetto necessita di un particolare ragionamento. Riferendomi esclusivamente al design, potrei fare un paio di esempi abbastanza semplici: trovo molto utile a volte ragionare su sistemi molto semplici e versatili (elastico, bottone ecc.) e magari portare uno di questi sistemi in giro con me in ogni luogo. Cambiare contesto, ma ragionando sempre sullo stesso sistema può risultare illuminante. Un altro metodo può essere quello di partire direttamente dal controsenso e immaginare soluzioni impossibili ma interessanti e razionalizzare successivamente. In questo modo nascono anche tante battute e risate tra gli elementi del gruppo. Per quanto possa essere vero, din-ink é nato proprio nello studio, mentre cercavamo idee per un concorso di food design. Nessuna influenza esterna.
Direi che il nostro lavoro ci rende soddisfatti. La felicità a mio avviso ha bisogno anche di altre importanti soddisfazioni.
Mi immagino anziano in un ospizio e spero che i miei vicini di letto siano Paolo, Andrea e Francesca con flebo e pannolone che discutono animatamente di un progetto.
In questo momento ti direi che tra Mazinga Z, Goldrake e Daitan III vince sicuramente Homer Simpson. (Cristian)

#7 Nowy23:
Ci raccontate com’é una vostra giornata tipo in studio? Un pò per capire come organizzate il vostro tempo professionalmente, tra risposta alle mail, brief, lavori ecc. e un pò per sapere gli imprevisti tipici che vi capitano e le particolarità del vostro modo di stare in studio, di ispirarvi, di stare insieme. Per esempio nel mio c’é l’abitudine ogni martedì di fare una grigliata di carne sul balconcino durante la pausa pranzo.
Per capire bene una giornata tipo, bisogna partire dalla giornata tipo precedente; per organizzare un incontro di tutti e quattro gli zo_loft, bisogna mettere in moto un sistema che Rubik, se fosse vivo non saprebbe sicuramente risolvere. Le telefonate cominciano dalla mattina presto e molto spesso si riducono solo ad avvisi di utenti irraggiungibili, a volte occupati e rare volte anche inesistenti! Non ci scoraggiamo perché prima o poi qualcuno risponderà. Dopo altri vani tentativi si perde la speranza e si decide di abbandonare il team zo-loft per scarsità di relazioni tra gli elementi del gruppo. A quel punto arriva la telefonata: "Mi hai cercato?" (dal vivavoce di un’automobile in corsa sull’autostrada). Con grande difficoltà di comprensione capisco che ci saremmo incontrati il giorno dopo a Pescara. “Ci vediamo a casa mia alle…" (galleria). La telefonata si conclude bruscamente. Alle due di notte riusciamo a parlare di nuovo ma, dopo aver chiuso la telefonata, ci rendiamo conto che nessuno ha capito niente di quello che é stato detto perché abbiamo parlato nel sonno.
La giornata tipo. Il primo ad arrivare allo studio é il gatto che accende tutti i pc. La giornata comincia con tutti i buoni propositi e con la moka da 2 litri di caffè che Francesca mette sul fuoco. Per prima cosa si legge la posta e si commentano le mail. Tutto normale. Andrea “Vi volevo passare questo file! Ci ho lavorato ieri”. Tira fuori la sua chiavette usb e noi ci mettiamo istintivamente un attimo sulle difensiva. “Tranquilli, l’ho formattata proprio ieri prima di metterci il file”. Noi ci fidiamo perché é giusto che sia così. Nel giro di due minuti abbiamo tre computer infetti! Andrea dice che é impossibile, allora tutti guardano il gatto. Red mette subito le zampe avanti dicendo che lui non c’entra niente, ha solo acceso i computer e basta. (continua…). (Cristian)
Salve a tutti! Siamo tornati anche noi! Scusateci per l’assenza ma il nostro lavoro che al momento é a metà (non proprio metà…) tra architettura, design, università (etc etc etc…) é pieno di imprevisti e occasioni che non possono essere tralasciate. Dunque, vedo un sacco di belle domande e anche un sacco di risposte…!
Prima di tutto grazie mille per i complimenti! Noi siamo tutti architetti con diversa specializzazione, diversi interessi, diverse opinioni sul modo di fare e gestire il progetto. Tutti siamo accomunati dall’interesse per il controllo temporale dei progetti: per noi il progetto è TRASFORMAZIONE a prescindere dalla scala e dal tema. Poi come ci si arriva é un casino, ma questa é un’altra storia! Io da bambino volevo fare l’archeologo e il mio eroe preferito era Indiana Jones! In realtá scelsi architettura perché mi dava l’opportunitá di raggiungere l’archeologia senza passare per le lettere antiche. Poi ho scoperto il progetto architettonico e… ora siamo qui!
La creatività é parte della nostra vita; non la considero cosa eccezionale che dipende da doni divini o lampi rivelatori. E’ strettamente legata all’ordinario perché tutto ciò che ci circonda viene dalla creatività di qualcuno… é per questo che credo che chiunque possa e debba in qualche modo provare a chiedere a se stesso “Funziona bene questa cosa? Cosa manca? Poteva essere più bello? Che potrei farci ancora?” per contribuire a questo processo in continua evoluzione che si autoalimenta (e di cui noi ci cibiamo!). Design é capire come mettere assieme poetica e pratica e cercare di farle arrivare a chi ne ha bisogno. L’ispirazione la trovi sempre dove meno te l’aspetti… l’importante é tenere sempre su le antenne e elaborare continuamente. L’idea arriva quando una volta che l’ispirazione ha fatto breccia e, escluse le prime 1254 ipotesi semi convincenti, arrivi a dire CE L’ABBIAMO! Il pub funziona bene ma io preferisco sushi e pizza! Il nostro lavoro é bellissimo e personalmente mi rende davvero felice ma l’architetto é architetto sempre, dalla mattina alla sera, a casa e in ufficio. Sono i ritmi che a volte rendono questa professione un pò pesante, bisogna riuscire ad organizzarsi bene (e noi ci stiamo provando!).
Da anziano? Appena lo divento te lo dico!
Io sono un fan di daitarn III… poi usa anche l’energia solare e quindi é anche ecosostenibile! (Andrea)
Innanzitutto vi ringrazio per le critiche positive e per il vostro interessamento. Mi dispiace non aver atteso, da parte mia, alle migliori aspettative di partecipazione, ma é stata una settimana, per così dire, piena di colpi di scena e sfortunati imprevisti.
Vedo che Cristian ha intrapreso il racconto della giornata tipo, assolutamente calzante! Ho letto le domande che ci avete rivolto e, al di là delle attinenti considerazioni di Paolo, delle emozioni e dell’ironia di Cristian e del “mondo trasformabile e giammai non meccanizzato” di Andrea mi piacerebbe aggiungere a capo di tutto o, se preferite, in fondo alla pagina, ciò che si dovrebbe leggere tra le righe. Il nostro motto é “ci proviamo” perché tutto questo ci fa divertire. Perché siamo i primi fan e i primi critici di noi stessi. Perché di tante cose potremmo farne a meno ma, guardandoci negli occhi, noi ce le compreremmo… perché ci dà occasione di incontrarci. Ed é assurdo, ma riusciamo a vederci più spesso se c’é qualcosa da fare o da portare a termine piuttosto che se dovessimo organizzare con tanto di preavviso una banale gita fuori porta… e quest’anno a pasquetta ha pure piovuto!
Si, usciamo tutti e quattro da architettura, ma di come ci siamo entrati potremmo imbandire una tavola rotonda e metterci comodi.
Andrea, parallelamente ai suoi undici anni di pianoforte partecipava alle campagne di scavi archeologici già alla tenera età di 13 anni (non gli ho chiesto se si allenava nel giardino di casa con la paletta e il rastrello da spiaggia – ció che si suol dire un bambino socievole) e nel tempo libero intravedeva già nella sterminata collezione dei masters che tutti i bambini del quartiere cercavano di sottrargli, la possibilità di un’architettura flessibile, smontabile, cangiante, da temporalizzare, forse futuro oggetto del suo dottorato di ricerca… Ok, avete capito il tipo; il giovanile Paolo, fancazzista curioso e continuamente smanettatore di tecnologie avanguardistiche, pronto a recepire i tempi che cambiano e aperto alle novitá, ma difensore indenne dei suoi spazi e dei suoi tempi di ripresa, ha sempre coltivato parallelamente la passione del giardinaggio (oltre la fotografia, la cucina, le bien vivre, tout!) e ha scelto di laurearsi in restauro ma, a mio avviso, solo perché Pescara non offre una adeguata specializzazione in architettura del paesaggio; Cristian ho avuto il piacere di conoscerlo piú tardi rispetto agli altri e non credo che riuscirei a fare a meno, oggi, della sua genialità, della battuta pronta e di quell’argomento di riserva che, di primo acchito non c’entra mai niente con quello che stiamo dicendo, da risata isterica incontrollabile e apparentemente immotivata, oggetto di cappottoni, secchiate d’acqua e di prese per il culo… ma poi… "sì… può funzionare, ma dai, come ho fatto a non pensarci prima, ah ah ah… ehm… dai proviamo!". Entusiasta e ingegnoso, deve toccare con mano per capire ed é continuamente nella sua officina a provare le combinazioni adatte (che naturalmente rispondono anche all’esigenza di trasformabilità di Andrea); vi ha confessato di essere uno sfegatato chitarrista? E infine io, che dirvi, sicuramente un concreto legante a presa rapida, una appassionata di Ludovico Einaudi, sfegatata assertrice del motto “Volere é potere”, accanita promotrice dei proverbi di una volta (ció che mi rende una perfetta compagnia per le persone di una certa anzianitá).
Da bambina non avevo idee precise ma pensavo che tutto quello che avrei voluto fare da grande l’avrei ritrovato nel vasto panorama dell’architettura, un altro grande stereotipo scardinato alle fondamenta dalle innumerevoli strade che al suo interno possono nascere e covare per dipartire verso tutt’altre direzioni… In tutto questo il risultato di Din-ink é stato un fulmine a ciel sereno, il risultato di un gioco, di una proposta divertente, forse di un’attitudine che ci contraddistingue. Nell’architettura, come nel design, non conta a che scala stiamo ragionando ma il modo in cui approntiamo al problema, alla richiesta. Da sempre fautori del recupero e valorizzazione della multisensorialità, attraverso un disegno per un concept urbano come di un oggetto tascabile, ci muoviamo alla riscoperta di un orizzonte percettivo che scardini la consistenza della materialitá delle cose per accedere al nocciolo della proposta e scoprire le possibilità di cambiamento, la latenza che si trova insita nei segni e oltre quei segni. Il mastersplan urbano é un momento di confronto con lo spazio fenomenologico della contemporaneitá da cui siamo instancabilmente fagocitati e in cui vogliamo ritrovarci, che sentiamo il bisogno di reinterpretare a nostro modo, come suoi possibili utenti. Si tratta in qualche modo di un’opera aperta… se volessimo usare le parole di Umberto Eco, che studia le relazioni più che gli oggetti e le possibili implicazioni conseguenti.
Voglio ringraziare Ilanit quando a Milano qualche giorno fa ci ha fatto capire a proposito di din-ink e del made in china che non importa quante copie possano esserci delle idee di chiunque, ció che importa é riuscire a giustificare il percorso fatto fino al prodotto, per renderlo proprio e rendere riconoscibile un proprio stile, una personale maniera di operare di fronte ad un problema.
Oggi, quando il più delle volte é difficile vivere economicamente del proprio lavoro e non é facile non scendere a compromessi, credo sia importante riconoscersi in un pensiero, in una traiettoria e non perdere mai il gusto di quello che si fa. Se poi lo si fa insieme a degli Amici, ancora meglio! (Francesca)
Ringraziamo gli Zo_loft per averci tenuto compagnia per un’intera settimana e vi aspettiamo per i prossimi "Incontra il Creativo", dove potrete chiedere voi stessi all’ospite di turno tutto quello che vi passa per la testa.
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