marzo 18th, 2009 , by Margherita Cardoso
Off the street (link) è il primo spazio espositivo-atelier della capitale dedicato alla street art. Nato dalla passione di tre giovani artisti, lo studio si propone come “occhio sul mondo” dell’arte urbana, oltre che officina e laboratorio. Siamo andati ad incontrare sten, lex e lucamaleonte, ideatori e curatori del progetto, nonché notevoli esponenti del movimento stenciler nostrano.
Partiamo la nostra review proprio con lucamaleonte (link)!
Partendo dal presente, qual è l’ultima cosa che hai fatto?
L’ultima in assoluto è una natura morta, che ho finito 3 giorni fa. In realtà è una semplicissima commissione, arrivata da un collezionista appassionato di Street art… all’inizio non ero entusiasmato all’idea, le nature morte spesso rimangono dei puri esercizi stilistici. Poi ho pensato che spesso anche ciò che faccio è solo un esercizio stilistico e allora ho iniziato a vederla come una prova interessante e divertente. Ho scelto di non copiare un’immagine, ma di costruirla: sono andato al mercato a comprare frutta e verdura… quindi è stata una sfida anche in questo: di solito io giro per la città, fotografo a random, poi seleziono le foto e decido quale realizzare a stencil. Questa è stata la prima volta in cui ho dovuto costruire un set fotografico, sistemando le luci e la macchina, quindi creando il quadro, ed è stato molto stimolante. Adesso sto ancora lavorando a questo, sono fermo per quanto riguarda i lavori in strada perché la diffusione della street art mi ha messo un po’ in crisi, non riesco più a capire cos’è di qualità e cosa no. Ormai la maggior parte degli artisti che lavorano da tempo si sta ripetendo e vorrei evitare di fare la stessa fine, quindi… sto cercando la folgorazione, per l’idea dell’anno. La prossima volta che vado per strada devo fare qualcosa di diverso, di cui si parli, altrimenti non ha senso, diventerei la copia di lucamaleonte 5 anni fa… non perché quando ho iniziato facessi cose così innovative, ma se non altro c’era l’incoscienza e l’idea di essere uno dei primi in Italia a farlo.
Facendo un discorso a ritroso nel tempo, come sei passato dal dipingere in strada ad avere un canale per entrare nelle gallerie o avere una committenza privata che ti commissiona un quadro?
In realtà non so neanche io com’è successo, un giorno eravamo in mezzo alla strada ad attaccare poster e il giorno dopo facevamo mostre… il primo passaggio è stato nel 2002 con una serie di 3 eventi che si chiamavano “Illegal art show”, organizzati da guerrilla marketing… funzionava un po’ come un rave, ci si dava appuntamento in uno spazio, che a Roma è sempre stato una stazione della metropolitana, e si “occupava” lo spazio per un giorno. Un’esposizione illegale estemporanea, c’era chi dipingeva direttamente in loco, chi attaccava adesivi, piuttosto che poster o sculture… insomma un evento nuovo, che a Roma non si era mai visto. Io avevo 19 anni, avevo appena iniziato a fare gli stencil, gli sticker… ancora il supporto tela un po’ mi spaventava, mi sembrava una cosa troppo grossa per quello che facevo io, non mi permettevo neanche di pensare una cosa del genere. Avevo fatto degli sticker, dei cartoncini molto confusi, ancora non avevo un idea di cosa potevo essere. Mi ha avvicinato questa persona che si chiama Laura Lombardi, che insieme a sua sorella Pax Paloscia, un’illustratrice e pittrice bravissima, avevano uno studio chiamato Studio 14, già inserito nell’ambiente street art mondiale, e mi hanno proposto di fare una mostra. Ho preparato degli stencil su tela 80×80, che ho venduto immediatamente… e così è iniziato tutto. Tra l’altro era il momento in cui c’è stato un piccolo boom della street art, durato pochissimo, e che poi è ripreso adesso.
L’Italia sembra scoprire adesso la street art…
Qui c’è ancora un’ottica molto provinciale… la street art ad oggi è ancora messa in parallelo al vandalismo. Il fatto che ci sia questo boom adesso può essere un fatto positivo o negativo, dipende da come lo sfruttiamo noi. All’estero la street art è già molto mercificata, ci sono più persone pronte ad investire su cose nuove, mentre qui non si riesce a distaccarsi dalla tradizione. In questo sono fortunato, perché a me piace lavorare su temi classici, però è un ambiente comunque molto limitante.
Vi ha aiutato anche internet o sono stati soprattutto contatti di persona?
Quando ho iniziato internet non era così diffuso, almeno per quanto mi riguarda… più tardi l’ho sfruttato e mi ha permesso di fare tante cose anche all’estero, anche se continuo a preferire il contatto reale, tra persone, che da un certo punto di vista dà più garanzie. Poi concretamente è un mezzo che va utilizzato, perché in realtà le persone non si spostano così tanto e anche perché non sono così facile da raggiungere… nessuno sa come mi chiamo realmente, dove abito, né il mio numero di telefono: l’unico contatto pubblico è il mio indirizzo mail. Credo che la mia fortuna sia stata riuscire a utilizzare il mezzo internet nel modo migliore, per comunicare chi sono, utilizzando i canali giusti e soprattutto facendo le cose in maniera intelligente, lasciando che sia la qualità dei miei lavori a parlare per me. Non mi piace promuovermi, preferisco dipingere piuttosto che fare l’agente di me stesso. Poi a guardar bene la street art stessa è un forte mezzo di promozione… in realtà sarebbe bello non dover nemmeno firmare le proprie opere, ma poi diventa necessario nel momento in cui provi a vivere di quello che fai.
Quindi riesci a mantenerti con la street art?
Mi sono laureato da poco in restauro, dopodiché ho capito che fare il restauratore non era il mio mestiere… in realtà quando ho iniziato la scuola non avevo le idee ben chiare, volevo fare il fumettista. Una volta finito mi sono messo a dipingere più seriamente e sono arrivate anche alcune opportunità tipo il “Cans Festival” a Londra, organizzato da Banksy. Il festival è stato un esperienza fantastica, surreale. Bansky è riuscito a organizzare un festival internazionale coinvolgendo 30 artisti da tutto il mondo, di cui solo 4 italiani, completamente finanziato da lui… per me è stato una sorta di messaggio divino, un segno che dovevo continuare. Adesso continuo a darmi delle scadenze, dovrei cercarmi un lavoro, non dico che smetterò di dipingere ma forse prima o poi dovrò smettere di farlo a tempo pieno… è un qualcosa che oggi c’è e domani chissà.
Continuando un percorso a ritroso nel tempo, oggi lavori principalmente in studio ma hai iniziato ovviamente dipingendo per strada… la componente adrenalinica, di illegalità, è importante in quello che fai?
Se io non avessi una strizza fottuta probabilmente adesso starei dipingendo per strada! Da questo punto di vista mi sono molto limitato, anche per una questione di rispetto per le superfici preferisco non realizzare gli stencil direttamente sul muro, di solito uso poster o sticker che poi vado ad attaccare in giro, la non permanenza del pezzo per me fa parte del gioco… poi se riesci ad instaurare un rapporto con il luogo, e quindi anche con la gente, allora tanto meglio, il pezzo si identifica con il posto e viceversa (come sten e lex al pigneto). Forse è quello il senso della street art… anche se poi non voglio chiudere il tutto in una definizione. Street art può significare tutto e niente, racchiude una categoria di lavori troppo ampia, per quello che faccio preferisco il termine stencil art, poi il fatto che stia per strada o in galleria è una scelta… è un metodo violento se vuoi, perché impone il mio immaginario alla gente, infatti la mia scelta è stata quella di impormi con un metodo più soft, cioè con un poster che volendo si può staccare. Poi apprezzo anche il bombing selvaggio, alla fine è da li che sono partito e ancora mi appassiona. Lì c’è una buona dose di vandalismo, mentre la street art si può chiamare più decorazione urbana. Ed è più accessibile: per capire il graffitismo hai bisogno di un codice, la street art parla a tutti, è molto figurativa e dà un messaggio globale, quando dà un messaggio, oppure usa l’estetica pura, semplicemente per decorare.
Riguardo questo aspetto, la tua produzione è molto figurativa, per i prossimi lavori stai ragionando su temi diversi?
Per me è importante essere riconoscibile dal punto di vista dell’estetica, non mi voglio allontanare troppo da quello che è il mio stile. Mi piace lavorare con lo stencil quindi cercherò qualcosa che si adatti comunque a questa tecnica, che potrà essere magari scultura piuttosto che pittura… mi concentro sulla tecnica più che sul concetto, perché credo sia difficile esprimere un concetto che non sia banale. Molti esempi di arte “impegnata” sono in realtà immagini più simili ad una campagna sociale che a un dipinto. Ho fatto un percorso per cui ho superato l’arte cosiddetta impegnata per concentrarmi sull’esercizio di stile, ciò che principalmente mi spinge è dimostrare che sono bravo ad usare quella tecnica.
Passando ad argomenti più faceti, hai altri interessi/passioni oltre all’arte?
Mi piace cucinare, soprattutto la cucina etnica… poi leggo tantissimo. Altre passioni… la Roma. E fino a qualche mese fa arrampicavo, ma adesso ho poco tempo, devo dare la priorità al lavoro.
di Margherita Cardoso e Gabriel Berretta
Ringraziamo lucamaleonte per averci tenuto compagnia in questa chiacchierata e vi diamo appuntamento alla prossima settimana, con la seconda parte del nostro micro viaggio alla scoperta della stencil art romana!
Se le opere di lucamaleonte vi sono piaciute potete farvi un giro nella sua gallery su flickr, su youtube oppure nel suo blog! Vi segnaliamo inoltre che dal 2 al 4 aprile, presso lo spazio ISARTE a Milano, si terrà la mostra “Lucamaleonte – Urban Solitude” a cura di Luigi Mauri e Tatiana Belluzzo.
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