marzo 23rd, 2009 , by Margherita Cardoso

Sten & Lex

Continua il nostro viaggio alla scoperta della stencil art romana e in particolare dei ragazzi di Off the street (link), spazio espositivo-atelier della capitale dedicato alla street art. Dopo aver incontrato lucamaleonte (link) questa settimana abbiamo scambiato quattro chiacchiere con sten e lex!
Buona Lettura!

Sten & Lex

Domanda scontata: come ha origine il vostro percorso di street artist?

LEX: Abbiamo iniziato direttamente dagli stencil. Nessuno di noi due ha frequentato la scuola d’arte, ma un percorso universitario, ed è lì che ci siamo conosciuti io e sten.
Personalmente ho qualche conoscenza pregressa dal liceo, di disegno geometrico in genere, ma diciamo che sostanzialmente nessuno di noi due ha un passato da writer. La passione per lo stencil è nata casualmente nel 2000, incuriositi da una nostra amica che ne conosceva la tecnica.
Il punto di partenza è sicuramente stato il 2004, con un’opera che doveva essere la copertina di una rivista (Next Exit); in quel periodo cominciavamo a fare stencil per strada con soggetti tratti da dischi, icone del cinema e della letteratura (tutte cose molto basiche, fatte da un solo livello in bianco e nero); la scelta dei soggetti, allora come ora, era legata ad un’esigenza di comunicare icone del contemporaneo decontestualizzandole in modo che il significato passasse in secondo piano.
Qualche anno dopo la rivista Drome ci ha chiamato per un’intervista chiedendoci di fotografarci in live act mentre attaccavamo un nostro poster in strada che poi è il poster che è rimasto all’isola pedonale del Pigneto (L’abbraccio) e che col passare del tempo è diventato il simbolo del quartiere, restando li intatto per diversi anni.
Prima di queste cose comunque c’era lo “studio 14″, un atelier di steet artist romani e non, che è stato il punto di partenza per alcuni progetti come l’International poster art, una mostra collettiva romana che coinvolge i rappresentanti più importanti provenienti da tutti i paesi e che gestiamo in qualità di curatori, promotori ed allestitori; poi è sempre nello “studio 14″ che abbiamo conosciuto lucamaleonte, con il quale ora gestiamo uno spazio comune nel quartiere San Lorenzo.

Su cosa state lavorando oggi?

LEX: Ad oggi per strada lavoriamo più con i poster; dopo un primo periodo di entusiasmo con gli stencil su superficie, dove prediligevamo soprattutto la serialità, ora, anche per problemi legali, ci siamo orientati verso il poster che è più semplice, comodo e ci permette di essere più rapidi… poi volendo si può anche togliere…

Quindi possiamo dire che il passaggio da un tipo di street art a un altro non ha ragioni artistiche ma prettamente pratiche?

LEX: Diciamo che il passaggio è stato dettato anche da una certa paura di ripercussioni legali visto che, se presi, rischiavamo di pagare per qualsiasi stencil anche non nostro su Roma.

Sten & Lex

Vi sentite parte del movimento street art?

STEN: Sì, senz’altro. Ora come ora siamo orientati al poster, con influenze dei newyorkesi FAILE, DUST che, come me, utilizzano il bianco e nero (che peraltro ricorda un po’ la stampa di giornale…). Un filone prettamente grafico insomma, che comunque noi interpretiamo in maniera totalmente analogica, cercando di staccarci il più possibile da una digitalizzazione dell’immagine che oramai, soprattutto nello stencil, è molto diffusa.
I nostri lavori sono volutamente sporchi, come stampe venute male; recuperiamo spesso i supporti, anche quando esponiamo in galleria non utilizziamo la tela ma legni riciclati… ci piacciono sporcizia/invecchiamento tipici dell’applicazione street, visto che col tempo tutto quello che viene messo per strada invecchia, si rovina, si strappa…
Poi siamo molto influenzati dalle tecniche incisorie del passato, prediligiamo l’utilizzo del bianco e nero, del retino e facciamo riferimenti espliciti a banconote, francobolli e santini.

LEX: Tutto materiale che ci divertiamo a ripescare al mercato di Porta Portese la domenica mattina.
In questo senso c’è stata comunque ricerca, lo stencil in linea di massima consiste nel ritagliare una serie di livelli di colore che poi si sovrappongono: poi, però, in realtà ci sono tantissime evoluzioni.
Noi abbiamo cercato varie soluzioni al fine di rivalutare l’elaborazione grafica manuale che, come diceva sten, ricorda molto la stampa retinata del giornale e la tecnica serigrafica (anche in antitesi con l’idea comune dello stencil, che contempla la precisione e la meticolosità: in questo senso noi siamo contro l’estetica del bello o fotorealistico).

Setn & Lex

Vista la diffusione del fenomeno, pensate ci sia ancora possibilità di originalità? C’è qualcuno che si inventa nuovi modi di approcciare alla tecnica?

LEX: Sì, c’è chi utilizza l’acetato, chi il cartone, chi proietta e poi ritaglia, chi usa il taglierino, chi il bisturi… insomma ognuno elabora la tecnica e la riapplica in maniera più personale.

Riguardo ai vostri obiettivi di ricerca?

STEN: Alla fin fine quello che vogliamo è elaborare personaggi e figure nostre da utilizzare come soggetti per le opere, anche perché finora le icone utilizzate ci sono servite più che altro come cavie per affinare la tecnica e allo stesso tempo dare maggior impatto estetico all’opera.

Parlando di concetti, ce ne saranno, ci sono stati, ci sono, o come dite è solo ed esclusivamente una questione tecnico-estetica?

LEX: Adesso in realtà non c’è una vera e propria ricerca concettuale, basti pensare che spesso le nostre opere in strada sono state rinominate dal pubblico, come se fosse esso stesso ad attribuirgli un valore o un significato che noi non avevamo considerato; quindi forse in questo momento ci piace più che sia qualcun altro ad interpretarci e ad immaginare scenari nuovi.

STEN: Poi, comunque uno dei grandi filoni della steet art è quello del messaggio politico obbligatorio (vedi OBEY o BANKSY) e personalmente io quest’ansia di lanciare un messaggio non la sento; più che altro vorrei evitare di precludermi alcune scelte artistiche o di influenzare la mia crescita per perseguire forzatamente l’idea del messaggio sociale; voglio avere la libertà oggi di fare la banconota, domani il ritratto etc, etc… la protesta è una cosa che vedo come un incentivo alla vendita… una scelta di marketing. Io non voglio protestare, è solo il mio protagonismo per il momento.

LEX: Io invece ultimamente la sento e sto cercando di esprimerla in una nuova mostra che sto preparando, che ha per soggetto le banconote; sento il bisogno di comunicare qualcosa attraverso un supporto economico e massificato; comunque confermo quello che ha appena detto sten: è vero che c’è desiderio nella street art di entrare in conflitto con i grandi temi sociali.

Sten & Lex

Quindi…? Vi sentite o no degli artisti?

LEX: Dopo il viaggio a londra (“CANS Festival” di BANKSY), dove siamo stati veramente trattati come tali, tornare nell’oblio dell’Italia è un po’ demoralizzante.
Comunque sì, anche a monte di tutto il lavoro e il tempo impiegato da sei anni a questa parte.

Luoghi comuni: è dura essere artisti in Italia?

LEX: Veramente un harakiri. Per avere delle cose che tutti hanno con facilità dobbiamo impazzire.
Già da quest’hanno era nata l’esigenza di avere un luogo fisico, il comune non ci è ovviamente venuto incontro, nonostante tutti i locali in disuso o sfitti; noi alla fine, per esigenze di spazio e lavoro, ci siamo organizzati a nostre spese; se ci fossero dei fondi, o magari solo più attenzione come all’estero sicuramente sarebbe meno traumatico. Poi sicuramente noi subiamo la nostra cultura e la staticità delle nostre città, che comunque a differenza di altre città europee e mondiali non hanno goduto di rivoluzioni o rifacimenti culturali (oltre che urbanistici) fondamentali (esempio periferie parigine, Berlino etc…). Sinceramente non sappiamo se avremo voglia di aspettare l’Italia, molto probabilmente ci sposteremo, anche perché quali street artist subiamo il richiamo della strada e presto ci muoveremo per viaggiare ed accrescere anche la nostra visibilità.

Quindi tra viaggi, atelier e materiali, parlando di soldi, come alimentate la vostra arte?

LEX: Abbiamo investito nel laboratorio affinché diventasse anche un’attività remunerativa, ma ci stiamo rendendo conto che è difficile e dispendioso mantenerlo.

Quindi…?

LEX: …facciamo i baristi, camerieri, babysitter, quello che capita… anche perché dal nostro lavoro mezzi di sostentamento ancora non vengono, nonostante si lavori moltissimo.

Allora di lavori su commissione ce ne sono?

LEX: Sì, abbiamo già lavorato con il Comune di Roma, Notte Bianca, Festa del cinema e sono capitate anche collaborazioni con agenzie pubblicitarie; in ogni caso i pagamenti sono dilatati nel tempo, quindi non è mai facile far quadrare i conti.

STEN: L’ideale per noi sarebbe avere commissioni per facciate di palazzi, come si fa anche all’estero, ma su Roma e, in generale in Italia, appare alquanto improbabile.

sten & lex

Per quanto riguarda le mostre? Dove avete esposto finora?

LEX: A Roma abbiamo esposto al Dorothy Circus, Mondo pop, Galleria della Vetrina, Bocca di Dama; in Italia a Milano e Bassano del Grappa, poi all’estero con Londra, Parigi, Stavanger, Barcellona, New York. Comunque molte di queste erano collettive o festival di street art.

Come funziona il rapporto con le gallerie d’arte?

LEX: Ci chiedono di esporre e poi prendono una percentuale sulla vendita dei nostri quadri che arriva anche al 50%… questo rende parecchi dei nostri quadri (specie di grandi formati) difficili da vendere, nonostante il grande interesse del pubblico.

Se non aveste fatto gli street artist, cos’altro?

LEX: Qualcosa di simile.

STEN: Penso che in ogni caso sarei finito lì, nel campo dell’arte…

Dulcis in fundo: un vero street artist sa cucinare?

LEX: Io sì!

STEN: Cucina mamma o lex…

LEX: Io cucino, lui lava i piatti…

di Margherita Cardoso e Gabriel Berretta

Con sten e lex si conclude il nostro mini viaggio dedicato alla stencil art romana. Ringraziamo sten e lex per averci tenuto compagnia e vi invitiamo a farvi un giro nella loro gallery di flickr, dove potrete vedere tutti i loro lavori!


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