gennaio 19th, 2009 , by Redazione

The Art Show

Edward Kienholz (1927/1994) è stato uno dei più importanti (e probabilmente meno conosciuti) installation artist americani.
Insieme alla moglie Nancy Kienholz è stato uno dei più feroci critici degli aspetti più aberranti della società moderna, incentrando le sue installazioni, molto spesso brutali e irrispettose, su temi di interesse comune come l’aborto o l’erotismo, creando sconcerto nella critica per la brutalità letterale con cui le sue installazioni sbattevano in faccia la verità a un pubblico forse ancora non pronto per una tale schiettezza.

Opere grottesche e allegoriche, barocche nella loro semplice complicanza e terribilmente decadenti, degni set di film horror di terza categoria.
Abbiamo fatto un salto a Berlino, più precisamente alla Berlinische Gallery, a dare un’occhiata ad una delle sue installazioni più famose, “The Art Show”.

Le figure che popolano la stanza in cui è ambientata l’installazione, sono divise in gruppi poco eterogenei tra loro, a mimare il pubblico accorso a un’art exhibition.
Ognuna delle figure è dotata di una scatola di plexiglass sul petto che, nel momento in cui lo spettatore la attiva tramite un pulsante, da voce a un passaggio di testi, più o meno insensati, di famosi critici d’arte. Si passa dal giapponese all’italiano, dallo svedese all’inglese, in una sorta di viaggio-critica su come l’arte sia filtrata in maniera totalmente errata da quelli che dovrebbe essere invece gli “esperti”, anzi, gli “eletti”. La voce esce da bocchettoni di aria calda sradicati da automobili, ognuno con un timbro diverso, prendendo possesso del tono degli amici di Kienholz che si prestarono a diventare parte integrante dell’opera (come Virginia Dwan o Jurgen Harten).

Lo spazio etereo in cui è ambientata l’installazione inibisce il fruitore della stessa: non è immediato, per molte persone, capire che ci si trova in un mondo parallelo, fatto di personaggi che interagiscono tra loro, con l’ambiente circostante ma anche con il proprio “io” più profondo.
Ci si ritrova inevitabilmente catapultati all’interno di questa realtà sconosciuta, popolata da figure umanoidi, che vivono solo attraverso le parti meccaniche, emettendo brevi onde sonore, come se queste fossero una sorta di soffio vitale vacuo, vittima della voglia dello spettatore di donargli la parola, in un circolo vizioso di On e Off.

E’ solo dopo alcuni minuti ci si rende conto che è proprio grazie alla presenza del pubblico all’interno dell’istallazione, che decide di dare vita o meno alle figure che lo circondano, che il tutto comincia ad avere un senso e i personaggi cominciano a interagire, in un groviglio di lingue e suoni che si mescolano irrazionalmente.

L’immersione nell’opera è tale da far trovare il visitatore spaesato e incapace di distinguere un personaggio dell’installazione dalle altre persone che stanno interagendo con essa, portandolo a chiedersi se sarà così anche per gli altri o se, una parte di loro, si limiterà a passare per la stanza passivamente, senza porsi domande e senza interagire con questa realtà sconosciuta, strana, che fonde la macchina all’uomo, fino a diventare un’inquietante parafrasi della vita moderna che ci porta a vivere solo in funzione delle parole degli altri e delle loro opinioni.

Per quelli che volessero approfondire la figura di Edward Kienholz consigliamo di fare un salto su wikipedia, oppure di leggere l’ottima panoramica di Danielle Peltakian.

The Art Show
The Art Show
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The Art Show

di Michele Vancini

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