Febbraio 3rd, 2007 , by dz_italian_design

Officina Creativa è felice di presentavi Fabio Novembre (sito), architetto, designer e teorico dello “zapping culturale”.
Fabio raggiunge la notorietà con una serie di progetti per ristoranti, discoteche e negozi sia in Italia che all’Estero, e con i mobili dal design creativo e unico creati per Cappellini. Fra i suoi lavori più interessanti si distinguono gli show room per Bisazza, a New York e a Berlino: due realizzazioni che definiscono e concretizzano il suo stile sempre forte e innovatore, di grande impatto e fonte di estrema suggestione. Una serie di spazi quasi fatati, dalle forme nuove e avvolgenti, un mondo a parte isolato dal contesto esterno. È lo stile di Novembre, con il suo estro eccessivo, sperimentatore, antiminimalista e provocatore per eccellenza - da alcuni considerato kitsch, da altri cool.
Ciao Fabio, è un piacere incontrarti. Come prima domanda vorrei chiederti chi sei e come ti descriveresti?
Mi chiamo Fabio Novembre, anzi gli altri mi chiamano Fabio Novembre, e di solito sono nudo perchè mi piace farmi cucire addosso definizioni che metto o dismetto a seconda delle occasioni. Haute couture del peggior gossip e della miglior cultura. E vi dirà che io, scultoreamente adamitico, me ne frego e lascio fare: esercizi di stile per stilisti e sartine. Diciamo pure che bado allo stile con cui indosso tutte queste definizioni, da impeccabile peccatore, facendo del gossip metafisico un manifesto culturale.
In prosa mi definisco così:
Dal 1966 rispondo a chi mi chiama Fabio Novembre.
Dal 1992 rispondo anche a chi mi chiama “architetto”.
Ritaglio spazi nel vuoto gonfiando bolle d’aria e regalo spilli appuntiti per non darmi troppe arie.
I miei polmoni sono impregnati del profumo dei luoghi che ho respirato e quando vado in iperventilazione è soltanto per poi starmene un po’ in apnea.
Come polline mi lascio trasportare dal vento convinto di poter sedurre tutto ciò che mi circonda.
Voglio respirare fino a soffocare.
Voglio amare fino a morire.

Cosa significa per te “design†e cosa “fare design�
L’homo designer e l’unico animale capace di modificare a suo favore le condizioni che lo circondano invece che adattarvisi, anche se questa particolare abilità lo porta spesso a sconvolgere equilibri da cui egli stesso dipende, danneggiando più o meno consapevolmente sè stesso e il suo intorno. Io dico spesso che la vita è tutto un problema di allineamento delle priorità, e forse fare design è proprio questo: stabilire le proprie.
Da cosa nasce un’idea?
Un’idea è come un fiore, nasce sempre da un seme. Noi siamo circondati da semi, ci manca la voglia e la capacità di coltivarli.
Sapere, Saper Fare e Saper Pensare, quale di queste tre qualità è assolutamente necessaria in questo campo?
Penso che non esistano particolari qualità necessarie in questo campo. Io credo che soltanto da ambiti intelligenti possano nascere ambienti intelligenti, non è un problema di architettura, è il mestiere di Vivere.
Alcuni affermano che sia necessario saper percepire il bello, e riuscire a selezionare la bellezza. Credi che sarà la bellezza a salvare il mondo?
Io sono convinto che la bellezza abbia la capacità di trascendere il quotidiano per restituircelo con colori più vividi. Nella cultura classica lo studio parallelo di etica ed estetica aveva come obiettivo la costruzione di una sensibilità in cui bello e giusto coincidevano. Infatti la volgarità che spesso lamentiamo è assolutamente brutta e profondamente ingiusta, e non saranno delle iniezioni di botox a convincerci del contrario.

Una tua personale descrizione del design italiano contemporaneo?
Il design italiano contemporaneo siete voi che leggete, io e i nostri amici: persone costrette da un orrendo sistema speculativo a vivere con i genitori ben oltre dopo il conseguimento di un diploma di laurea. Persone sottopagate e mal sfruttate da studi o aziende per le quali produrre stuzzicadenti o la sedia più bella del mondo non fa alcuna differenza. Persone comunque troppo abituate alla comodità del piatto pronto, comodamente qualunquiste e tristemente rassegnate. Persone giovani secondo canoni gerontocratici. Persone con un DNA che potrebbe riscattarle da tutto questo.
In Italia ci sono le possibilità per i giovani laureati in questo campo, oppure conviene sempre fare esperienze estere inizialmente?
Io odio le università! In Italia ne sono nate centinaia negli ultimi anni ed ora ci troviamo con queste cattedrali nel deserto, spesso costruite con fondi pubblici, che si mettono a fare pubblicità per attirare potenziali vittime. Chi snocciola dati in cui l’Italia risulta il paese europeo con la più bassa percentuale di laureati dovrebbe rivedere queste statistiche considerando l’enorme numero di studenti a vita. C’è bisogno di qualità e non di quantità.
I grandi personaggi del passato sono ricordati perchè uscivano fuori dagli schemi, erano diversi, a volte considerati pazzi o folli, ma raramente veniva individuato il genio della loro personalità. Credi che per differenziarsi dagli altri si debba in qualche modo essere estrosi, eclettici, folli, usando modi di fare che provocano meraviglia o sgomento in chi ci giudica?
La vita è un lungo processo di riconciliazione con sè stessi. Accettarsi per quello che si è, rappresenta l’inizio della costruzione di una personalità individuale propria che può talvolta ispirarsi a personaggi del passato, ma sempre e soltanto per affinità elettiva e non per i risultati raggiunti.

Bisazza e David Bowie. Come sei riuscito ad unirli in un unico spazio?
Il tema del mio intervento per Bisazza a Berlino è ispirato all’opera di Samuel Beckett “En attendant Godot”. Il senso di questa ispirazione nasce dalla mia personale percezione di Berlino come un luogo in stand-by, un luogo in cui qualcosa è sempre in procinto di accadere ma tarda a manifestarsi, la capitale della suspense storica. Berlino come metafora di una società a matrice profetica in costante attesa di Godot, il fantomatico risolutore dei problemi di cui non vogliamo assumerci alcuna responsabilità.
In questo senso, sia la maschera in acciaio specchiante sia i grandi occhi di mosaico in vetrina sono una sfida all’assunzione di responsabilitè. La grande maschera quando osservata riflette l’immagine dell’osservatore per indurre all’identificazione con la presunta divinità , ed è cava e priva di occhi per permettere di “indossarli” appunto come una maschera guardando attraverso di lei con i propri occhi.
La scelta iconografica degli occhi per lo spazio della vetrina si giustifica soltanto con l’identificazione che faccio tra essere un uomo ed essere David Bowie. Mi spiego meglio: io credo che David Bowie rappresenti la perfetta sintesi delle caratteristiche di un uomo che non aspetta alcun Godot. I suoi occhi di diverso colore sono il simbolo di una società multirazziale e il suo innato spirito underground unito ad una capacità di comunicazione assolutamente mainstream, ne fanno un perfetto esempio di efficacia creativa. “L’uomo che cadde sulla Terra” riesce da una vita a mantenersi in equilibrio con i piedi nel fango e la testa tra le stelle.
I tuoi progetti sono sfarzosi ed opulenti, spesso un inno al lusso. Bruno Munari affermava che: “Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile, che vuole impressionare chi è rimasto povero.” Non hai mai pensato di realizzare dei progetti per il sociale?
Io ammiro molto persone come Shigeru Ban così impegnate sul cosiddetto sociale, sono però altrettanto convinto che al di là del risultato estetico finale, la ricerca ha dei costi che qualcuno si deve assumere. Si ha sempre di più a che fare con una committenza che vuole trarre sterile profitto dalle cose che ti chiede, ebbene, far loro spendere più soldi possibile, mi fa sentire un po’ Robin Hood a favore di chi saranno poi i veri fruitori di quegli spazi.

Cosa ci puoi dire del tuo trattato dal nome : Be your own Messiah?
Dopo il Joseph Beuys di “ciascuno è un artista” e il Carmelo Bene di “l’opera d’arte sono io”, il mio “be your own Messiah” è un ulteriore tentativo di dichiarare la potenziale perfezione dell’essere umano. Ho sempre considerato l’approccio profetico delle religioni occidentali assolutamente negativo rispetto a quello mistico delle religioni orientali. Ho sempre pensato che non c’è niente da aspettare e che bisognerebbe semplicemente prendersi la responsabilità di essere sè stessi. Così il mondo potrebbe veramente essere una grande opera d’arte.
Hai affermato di non saper disegnare, per molti è considerato indispensabile, quindi come riesci a comunicare le tue idee agli altri?
Se non avessi avuto le braccia come avrei fatto? L’acqua trova sempre la maniera di arrivare al mare. Non avere certe abilità ne affina delle altre. Mi ha sempre affascinato il lavoro e la gestualità del direttore d’orchestra. Quelli che a un occhio esterno sembrano movimenti schizofrenici e inconsulti, comunicano perfettamente agli orchestrali le direttive per raggiungere la perfetta armonia dei suoni. Io mi sento un po’ così.

Che cosa è per te l’amore, e da quanto tempo il dizionario nel tuo studio è aperto alla parola amore?
L’amore è il cuore di ogni cosa, è il big bang di qualsiasi nascita dell’universo.
E’ un vortice risucchiante che si trasforma in flusso vitale.
Sono due corpi che si cercano e dalla cui unione si genera la vita.
E’ come i numeri di Fibonacci in cui si parte dall’autocoscienza per poi evolversi in coppia fino a elevarsi all’infinito: 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233, 377, ….
E’ assoluta nudità rispetto ai falsi pudori dell’egoismo.
La vita è un grande atto d’amore.
Chi è stato il tuo vero maestro? E chi sono i personaggi del passato che ti accompagnano nel tuo lavoro?
Newton nel 1676 scrisse: “se ho visto oltre rispetto ad altri, è perchè mi ero arrampicato sulle spalle di giganti”. Io mi sento un po’ come lui, e mi godo il panorama su eroi che vanno da Fellini a Gandhi, da Majakovskji a Che Guevara, da Sottsass alla mia ex portinaia Cristina Caputo (altrettanto vecchia e saggia quanto Ettore).
Io leggo la vita come una corsa a staffetta in cui devi essere pronto a percorrere il tuo tratto afferrando il testimone dalla generazione precedente ed affidandolo alla successiva, cercando di performare secondo le tue possibilità. E quando tutto sembra difficile faccio diventare i miei eroi le stelle che mi illuminano la strada, e tutto torna facile o quantomeno sopportabile.
Per concludere questo piacevole incontro, fatti una critica.
La più grande critica che mi faccio è l’autoindulgenza di cui siamo tutti un po’ vittime, conseguenza di un mondo in cui nessuno vuole più diventare adulto. Devo però ammettere che diventare padre mi ha molto aiutato nel processo di responsabilizzazione. Spero continui così.

di Dimitris Zoz
Ringraziamo Fabio Novembre per l’intervista. Fabio sarà ospite di Officina lunedì 5 febbraio per l’iniziativa “Incontra il Creativo” in cui avrete la possibilitè di parlare direttamente con lui attraverso un’apposita sezione del nostro forum. (vai all’intervista partcipativa)
Siete tutti invitati a partecipare!





















7 Commenti su “A chiacchiera con.. Fabio Novembre”
#1 carolina
Febbraio 3rd, 2007 alle 7:51 pm
bella intervista!! continuate così ragazzi!!!!!
#2 Fabio Novembre: Incontra il Creativo
Febbraio 4th, 2007 alle 5:22 pm
[...] È on-line da oggi un’interessante intervista a Fabio Novembre da cui traspare tutta la sua personalità. [...]
#3 fabionovembre e i suoi pensieri at Studiolablog
Febbraio 5th, 2007 alle 7:19 pm
[...] È on-line da oggi un’interessante intervista a Fabio Novembre da cui traspare tutta la sua personalità. [...]
#4 c o s c a b l o g » Blog Archive » Fabio Novembre ospite di Officina Creativa
Febbraio 7th, 2007 alle 10:55 am
[...] Andate nel sito di Officina Creativa a leggere l’intervista all’architetto e designer Fabio Novembre, giacchè è molto interessante. Inoltre fino all’11 febbraio Fabio Novembre è a disposizione per l’iniziativa ‘Incontra il Creativo’, che darà la possibilità dì dialogare direttamente con lui attraverso un’apposita sezione del forum di Officina Creativa. [...]
#5 ELMANCO.com
Febbraio 7th, 2007 alle 11:39 am
Officina Creativa chiacchera con Fabio Novembre…
Nuovo appuntamento di Officina Creativa, che questa volta ha incontrato Fabio Novembre, architetto estroso ed antiminimalista per eccellenza, autore di progetti di architettura e di design per Bisazza,……
#6 Officina Creativa chiacchera con Fabio Novembre by ELMANCO
Maggio 7th, 2007 alle 10:11 am
[...] Nuovo appuntamento di Officina Creativa, che questa volta ha incontrato Fabio Novembre, architetto estroso ed antiminimalista per eccellenza, autore di progetti di architettura e di design per Bisazza, Blumarine, Cappellini e Meritalia. L’intervista è davvero ricca di spunti e riflessioni spiazzanti in linea con un personaggio-progettista, di cui anche questo blog ha parlato qualche tempo fa: non perdetela! Nel forum è già partita anche l’intervista partecipativa, dove per una settimana Fabio si renderà disponibile a rispondere alle domande che gli iscritti al forum gli rivolgeranno. [...]
#7 silvy
Aprile 12th, 2008 alle 7:52 am
ho scoperto quest’artista tornando dalla cina pochi giorni fa , è una bellissima scoperta di un creatura magnetica e affascinante penso che andrò a milano i via besana a vedere la sua retrospettiva!
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