Maggio 28th, 2007 , by Riccardo Giraldi

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Abbiamo il piacere di presentarvi questa settimana la nostra chiaccherata con Paolo Ulian, Designer i cui progetti incantano per la loro disarmante semplicità e profonda ironia - andando talvolta a sfiorare corde della memoria che ci riportano bambini, quando le associaizioni di idee volavano libere e la fantasia viveva su di piedistallo tutto il giorno.

Leggete quanto segue, lasciate il vostro pensiero come commento e tornate a trovarci perchè da Lunedì 4 Giugno fino a Domenica Paolo sarà ospite sul nostro Forum per rispondere alle vostre domande!

Ciao Paolo, benvenuto su Officina! È davvero un piacere avere questa possibilità.
Quando eri un bambino, che cosa volevi diventare?

Da bambino ho passato molto tempo a giocare con il Meccano e a divertirmi a smontare qualsiasi cosa che potesse destare la mia curiosità.
Mi è sempre piaciuto indagare nell’anima degli oggetti per poi cercare di ricostruirla secondo nuovi ordini, così smontavo apparecchi radio, televisori, biciclette e giochi meccanici. Ne ricavavo pezzi che poi riassemblavo per dar vita a nuovi giochi o a improbabili quanto rudimentali mezzi di trasporto . Ero così affascinato dalla figura dell’inventore e dai loro coraggiosi esperimenti che anch’io volevo diventare uno di loro.

Come hai iniziato la tua carriera? Qual è stato il tuo percorso formativo e quando hai deciso di diventare un designer?

Come ti dicevo, ho sempre avuto una predilezione per le invenzioni ma più avanti anche per la scienza, per l’arte e per la fotografia. Così, dopo l’istituto d’Arte, ho frequentato l’Accademia di Belle Arti di Carrara, in cui ebbi la fortuna di avere come insegnanti di pittura Getulio Alviani e Luciano Fabro. Al terzo anno di corso, un mio caro amico mi disse che a Firenze c’ era una scuola di design che faceva per me e allora dopo qualche mese lasciai l’Accademia e mi iscrissi all’Isia di Firenze. Da subito mi sono innamorato di questo lavoro anche grazie all’energia di Paolo Bettini e in seguito, alla passione di Enzo Mari. Dopo il diploma, nel 1990, lo stesso Mari mi chiamò a lavorare nel suo studio a Milano dove rimasi per circa un anno e mezzo e poi ritornai in Toscana con una grande voglia di fare. Qui ho avviato il mio piccolo studio di progettazione.

Una seconda vita

Il tuo ultimo progetto è una ciotola di ceramica chiamata “Una seconda vita”, realizzata per la Biennale della ceramica di Albissola nel novembre 06 e poi è stata presentata anche alla Triennale di Milano durante il Salone. Di cosa si tratta?

E’ un progetto che mi ha fatto capire una volta di più che gli oggetti possono veicolare pensieri e indurre alla riflessione più di tante parole.
La ciotola in se è un semplice centrotavola a forma semisferica realizzata in ceramica non smaltata.
E’ caratterizzata da un tratteggio di piccoli fori passanti che oltre ad assumere una valenza decorativa, in caso di rottura accidentale, consente di recuperare alcune parti dell’oggetto. Il tratteggio infatti delinea una serie di forme ellittiche che in un eventuale incidente, potrebbero salvarsi e svincolarsi dal contesto acquisendo l’autonomia di piccole e originali ciotoline. Mi piace pensare che questo oggetto possa essere un sorta di ammonimento a non disfarsi delle cose con troppa facilità, nemmeno quando, apparentemente, sono solo dei cocci.

In questo momento su cosa stai lavorando?

Sono impegnato con un paio di workshop a inviti, uno organizzato dalla Fiat/Guzzini per il lancio della nuova Cinquecento, l’altro dalla Ice Cotton Zanone.
Devo poi mettere a punto una nuova lampada da comodino che è stata presentata da Luminara al Salone del Mobile che si è appena concluso.
C’è anche una serie di idee che mi piacerebbe riuscissero a concretizzarsi nei prossimi mesi con altre aziende di illuminazione, e un mio progetto personale che rimando sempre ma che vorrei portare a termine, che riguarda il marmo e la ceramica.

Enzo Mari e Bruno Munari li consideriamo come i nostri maestri di un certo tipo di design predicato dallo stesso Munari. Quella ricerca mirata a migliorare la vita delle persone e non influenzata da moda alcuna. I tuoi lavori sembrano avere la stessa onestà . Ti va di spendere due parole su questi personaggi e sulla loro visione del design?

Mari e Munari sono stati non a caso i due progettisti che hanno lavorato maggiormente con Bruno Danese e Jaqueline Vodoz, anch’essi persone con una sensibilità fuori dal comune.
Tutti loro ci hanno insegnato la cosa più importante per chi opera nell’ambito del design: il valore e la responsabilità  sociale degli oggetti quotidiani attraverso il loro significato. Munari con la sua visione pragmatica, sempre sperimentale e didattica, scevra da implicazioni politiche. Mari invece, partendo proprio dal suo credo politico per affrontare le sue ricerche. Il suo scopo da sempre è stato quello di scuotere le coscienze con l’intelligenza e la semplicità dirompente dei suoi progetti, come ad esempio il contenitore Java in cui inventa un nuovo, elementare concetto di cerniera proprio per evitare che per il suo montaggio ci fosse qualsiasi intervento manuale da parte dell’operaio. Una sorta di difesa della classe operaia attraverso il progetto.
Quando lavoravo da Mari, agli inizi stentavo a seguirlo nei suoi ragionamenti e a capire il perchè dei suoi sfoghi di rabbia. Poi col passare del tempo mi sono reso conto delle verità  assolute di cui era portatore e del prezzo che si deve pagare per cercare di difenderle.
Munari l’ho conosciuto nel 1990 quando mi recai nel suo studio per sottoporgli il mio progetto di diploma. Dopo avermi fatto le dovute critiche, dedicò il resto del pomeriggio a raccontarmi le sue parabole sul buon progetto e sul perchè del lavoro del designer.
Se oggi sono ancora qui a fare questo mestiere tra mille vicissitudini lo devo molto anche a quell’incontro e al suo contagioso entusiasmo.

Pane e Salame

A proposito del tuo metodo progettuale, come si sviluppa un tuo progetto? e come vive un designer le molteplici sfaccettature di questo mestiere? Vengono elogiati come “oggetti di design” - ma quali oggetti non lo sono? forse dovremmo parlare di buono e cattivo design - prodotti molto diversi fra loro per intenti e funzione. Alcuni designer si basano su uno stile personale trasmettendo il loro personale gusto nel progetto e caratterizzandoli al punto di essere riconoscibili. Paradossalmente questi designer acquistano più fama, diventano icone riconoscibili a differenza di coloro che focalizzano il loro lavoro nel realizzare un prodotto quanto più utile, funzionale, semplice e meno costoso possibile. Qual è il tuo punto di vista in merito?

Non penso di avere un metodo preciso nell’affrontare il progetto , credo piuttosto che ci sia tutta una serie di punti fermi e di riferimenti che non saprei elencare che variano e si mescolano a seconda dell’argomento che mi trovo a esplorare. Di solito parto da un concetto che scaturisce da riflessioni sul vivere quotidiano, da aspetti della vita che non condivido e che vorrei cambiare, o più spesso, da riflessioni di carattere etico o ambientale. Non sento la necessità di concepire un nuovo prodotto solo per realizzare una giusta combinazione di valori estetici e funzionali, io credo che un nuovo oggetto ha senso di esistere solo se ha realmente qualcosa da raccontare.
Circa il “buono” o “cattivo” design, devo dire che la questione è alquanto delicata.
Esistono designer come Karim Rashid che puntano tutto sulla comunicazione di un liguaggio fortemente riconoscibile. Un linguaggio grafico che si prolunga anche al mondo degli oggetti tridimensionali, ma che quasi mai rivela qualcosa in più della mera superficialità.
Esistono però anche figure che nonostante abbiano caratterizzato e reso riconoscibile il loro linguaggio progettuale, cercano anche di comunicare i propri ideali etici e le proprie visioni per cercare di lasciare una traccia sugli atteggiamenti delle persone. Mi viene in mente Jasper Morrison che ha fatto della ricerca della semplicità il suo personalissimo linguaggio progettuale. Un linguaggio talmente basico che, in un mondo così permeato dalla complessità, diventa quasi un manifesto politico.

Bread Card

Sbaglierei se dicessi che il tuo percorso nello sviluppo di un prodotto parta più da un’idea interessante che da una ricerca?

In effetti penso che una buona idea sia il fulcro di ogni buon progetto.
Ma difficilmente le buone idee nascono da sole, bisogna coltivarle con cura, preparare il terreno più adatto affinchè possano svilupparsi al meglio. Fare ricerca significa questo, creare le condizioni per far scaturire un’idea, indagare il quotidiano con la stessa attenzione che ha l’investigatore alle prese con un caso da risolvere.

Salefino. Un libro con Joe Velluto, una ricerca di “creativity & design”. Ci vuoi parlare di questo progetto?

Il libro nasce nel 2004 da un’idea dei Joe Velluto e dalla loro volontà  di dare spazio e voce a un certo modo di fare design in Italia. In questo progetto editoriale i Joe velluto oltre a mostrare i loro progetti, hanno coinvolto altri designer, Lorenzo Damiani, Giulio Iacchetti, Matteo Ragni e me. Salefino è un libro che parla di idee, idee di oggetti prima di tutto, ma anche idee di fotografia con le ricercate immagini realizzate da Matteo Sandi, ed infine di idee di grafica con elaborazioni degli stessi Joe Velluto.
La forza di questo libro sta proprio nella positiva sinergia che scaturisce da queste tre componenti.

Biscotto da dito

“biscotto da dito” è un progetto che fa sorridere e sognare, raccoglie una debolezza comune e la sviluppa dando vita a un prodotto che tutti vorremmo. Com’è nato il progetto e soprattutto, è buono?

È nato nel 2004 per partecipare alla mostra “papillan” a Bolzano. Si trattava di pensare a nuovi concetti di biscotto. E’ stato sufficiente osservare il mio nipotino mentre affondava il dito nel barattolo della nutella per avere l’idea di un biscotto che seguisse quel naturale quanto popolarissimo gesto.
Il biscotto, se verrà prodotto, sarà realizzato in cialda e penso che sarà molto buono.

Matwalk

“Tappetino da bagno” (Mat Walk) è un altro prodotto che risolve una situazione comune nella nostra vita quotidiana..

Nel 2001, Gijs Bakker di Droog Design mi chiamò per chiedermi di partecipare alla mostra “Hotel Droog” che si tenne l’anno successivo a Milano. Fu in quella occasione che nacque l’idea di questo oggetto che si ispira al diffuso atteggiamento di servirsi del tappetino da bagno per muoversi a piccoli passi tra la vasca e il lavandino, tra la doccia e la camera la letto. Ho unito due tipologie solitamente separate come il tappetino in cotone e le ciabatte, per crearne una nuova che rivela in modo esplicito le nostre naturali abitudini .

Golosimetro

Il “Golosimetro” È un’invitante cioccolata in cm..

Anche l’idea di questa barretta di cioccolato è nata per partecipare a una mostra, in questo caso si intitolava “I sistemi di misura dei designer”. Il suo aspetto tradizionale ti invita a consumarla ma al tempo stesso il messaggio semantico costituito dalle tacche di misura inibisce dal consumarla con esagerazione.

Noto che non hai un sito Internet o quanto meno non ci punti molto considerando che non sono riuscito a trovarlo. Qual è il tuo rapporto con i cosiddetti nuovi media? Hanno in qualche modo influenzato il tuo mestiere? È una mancanza di tempo, una scelta o non sei interessato a questo supporto?

Non ho ancora un sito Internet, ma è solo perchè vorrei farlo bene, e per farlo bene dovrei dedicargli un po’ di tempo, così rimando sempre.
Internet e la posta elettronica hanno estremamente semplificato le modalità di scambio dei documenti e delle immagini e quindi anche il modo di lavorare, basti pensare che solo fino a pochissimi anni fa le immagini si sviluppavano su pellicola e si inviavano con la posta tradizionale, con le difficoltà e i tempi che tutti ricordiamo.

Dove lavori quando sviluppi i tuoi progetti di design e che strumenti utilizzi?

Il posto ideale per lavorare e per riflettere con la necessaria tranquillità è  sicuramente il mio studio, perchè ci sono le condizioni ottimali di spazio e di silenzio. Comunque, molto spesso le idee migliori non nascono in studio, ma soprattutto visitando i luoghi della produzione, come i laboratori artigianali, le officine e le industrie. Qui gli stimoli per il progetto si moltiplicano. Osservare una macchina utensile mentre esegue una lavorazione o un artigiano che produce un manufatto vale quanto cento ore passate davanti al foglio bianco nel proprio studio.
Poi, a volte, le idee nascono nei momenti di distrazione, specie dopo aver passato una giornata a cercare una soluzione senza averla trovata. E allora capita di imbattersi nell’idea giusta mentre si passeggia o durante il dormiveglia della mattina, quando la dimensione del sogno si mescola con la realtà facendo riaffiorare le sensazioni e i pensieri del giorno prima.
Gli strumenti che utilizzo sono la matita per mettere già le prime idee e successivamente, alcuni dei soliti programmi di elaborazione delle immagini o di rendering.

Mentre lavori a un progetto sei solito chiedere consigli e pareri ad amici e colleghi?

Sì, quando lavoro su un progetto ho intensi scambi di pareri e di proposte con mio fratello Giuseppe che considero quasi il mio alter-ego. Come in una partita di ping pong , ci scambiamo le idee e ne discutiamo molto spesso per telefono ma anche per e-mail, dato che lui lavora a Venezia.
Solo quando il progetto si avvicina alla conclusione, per avere delle valutazioni più oggettive lo sottopongo a mia moglie o ad amici designer e non.

Paravento

Quale dei tuoi progetti ti ha dato più soddisfazione?

A livello di emozioni, forse il mio primo progetto, il paravento in cartone ondulato che presentai come tesi finale all’Isia di Firenze. Appena diplomato ebbi la fortuna di vincere con questo paravento il concorso internazionale “Interieur 90″ a Kortrijk in Belgio. Subito dopo, la soddisfazione di vederlo pubblicato prima su Modo e poi su Domus.
Per uno studente fresco di diploma rappresentava il massimo picco di felicità.

Tree Trunk Bench

In questo periodo il Design Museum di Londra - per celebrare i suoi 25 anni - ha allestito un’esposizione chiamata 25/25 che raccoglie 25 oggetti di design degli ultimi 25 anni selezionati da una giuria d’eccezione (link). Se dovessi esprimere una tua preferenza, quali sono tre prodotti che rappresentano più di altri il tuo concetto di Design?

se devo scegliere tre progetti che mi emozionano e che quindi sento più vicino alla mia visione direi:

1°- La “Tree Trunk Bench” di Jurgen Bey perchè con un gesto minimo quanto potente, riesce a ricordarci il valore assoluto delle cose semplici.
2° La grattugia di Enzo Mari. perchè è riuscito nella difficilissima impresa di migliorare un archetipo.
3° “Football tape” di Martì Guixè perchè rappresenta un’intuizione intelligente che fa leva sulla memoria collettiva.

Quali sono i libri che ti hanno più influenzato come persona e come designer?

Uno su tutti “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe.
Poi, durante gli studi, “Progettare per il mondo reale” di Victor Papanek e praticamente tutti i libri di Bruno Munari. Più di recente, quelli che mi hanno toccato nel profondo sono stati “Progetto e passione” di Enzo Mari e gli “Scritti” di Ettore Sottsass.

di Riccardo Giraldi

Davvero grazie Paolo per il tempo che ci hai dedicato. Ricordo a tutti che da Lunedì 4 Giugno Paolo Ulian sarà  ospite sul forum, per l’intervista collettiva, dove potrete rivolgergli direttamente le vostre domande!

20 Commenti su “A chiacchera con.. Paolo Ulian”

  1. #1 Beatrice

    Roberto Segoni nel suo laboratorio di sintesi parlava di design come una disciplina che dovrebbe servire a risolvere dei problemi, proponendo delle soluzioni (= il progetto). Menomale che ci sono ancora designer che raccolgono la lezione di Munari! ciao

  2. #2 zedesign » Blog Archive » Paolo Ulian at Officina Creativa

    [...] The italian designer Paolo Ulian has just been interviewed at Officina Creativa [...]

  3. #3 Lo Spremiagrumi

    Paolo Ulian su Officina Creativa…

    Dai colleghi di Officina Creativa una lunga e interessante intervista a Paolo Ulian, che parla dei suoi progetti, dei suoi metodi e di Nutella. Merita una visita. Paolo sarà  anche presente sul forum di OC per una settimana a partire dal 4 giugno.

    …..

  4. #4 Officina Creativa intervista Paolo Ulian – Frizzifrizzi.it

    [...] Se volete sapere come si creano alcuni tra gli oggetti di design più ironici che ci siano in circolazione, leggetevi l’intervista dei ragazzi di Officina Creativa a Paolo Ulian: gli inizi, il mestiere di designer, le idee, le ispirazioni, il metodo, gli strumenti, i maestri. Da non perdere! Scritto da Simone il 30 Maggio, 2007Tags: design, stravaganza [...]

  5. #5 Officina Creativa chiacchera con Paolo Ulian : ELMANCO

    [...] E’ stato un piacere leggere l’intervista di Officina Creativa a Paolo Ulian, perché ultimamente ero proprio in cerca di maggiori informazioni riguardo questo designer che m’incuriosiva moltissimo, ma di cui nel web si trovano pochissime tracce. Ulian, infatti, non ha ancora attivo un proprio sito web, e nemmeno un blog! ; ) Condivido in tutto il “metodo” e le considerazioni di Paolo Ulian, e trovo fantastici i progetti pubblicati nell’intervista, anche se sicuramente sono molti altri quelli che non conosco. Ricordo che da lunedì 4 giugno Paolo sarà ospite sul forum di Officina Creativa per l’intervista collettiva da parte degli iscritti. [...]

  6. #6 c o s c a b l o g » Blog Archive » Paolo Ulian si racconta ad Officina Creativa

    [...] Un po’ in ritardo, ma ci siamo anche noi a segnalare la bella intervista di Officina Creativa al designer Paolo Ulian. Continua anche l’iniziativa “Incontra il Creativo“, che dal 4 al 10 giugno vedrà ospite nel forum lo stesso Ulian, disponibile a soddisfare le vostre curiosità e a rispondere alle vostre domande. Accorrete numerosi. [...]

  7. #7 Small Steps Bath Mat

    [...] What do you think about this bath mat ? A crazy idea, or something original ? I like it because from my perspective it looks quite funny, but not to practical if you are in hurry. This bath mat tries to help you move with little steps to the washbasin, or somewhere else after you take a shower or a bath. The main purpose is to avoid spreading water all over the house after a shower, and I think they have a good idea, and with practice you can gain some speed. - Via - Officina Creativa [...]

  8. #8 Dimitri

    segnalo anche l’articolo+intervista fatta da ELLE DECOR a Paolo nell’ultimo numero di Maggio 2007

  9. #9 Chiara Salvatore - Irrimediabilmente irrecuperabile » Blog Archive » Buon compleanno Officina Creativa!!!

    [...] Giraz mise su il forum in meno di 3 giorni come luogo di discussione per i visual designer dell’Università di Firenze, altrimenti relegati ad usare una mailing list su yahoo in cui discutere e ritrovare le notizie non era per niente facile. Oggi la mailing list è ancora attiva ma i più furbi usano i canali giusti sul forum, dove possono postare anche gli studenti di product design, e interior design. Oltre ai canali sui corsi di laurea sono nati altri 37 canali (più i 5 dell’Università arriviamo a 42). Siamo arrivati a 570 utenti, di cui moltissimi esterni all’Università. Abbiamo aperto un blog su cui d’ora in poi scriveremo con regolarità (per ora non ci abbiamo scritto tantissimo) ma soprattutto abbiamo attivato le INTERVISTE CREATIVE: contattiamo designer professionisti o creativi che riteniamo interessanti e li ospitiamo sul forum per una settimana. Durante quei giorni l’intervistato sarà disponibile a rispondere alle domande che gli utenti del forum potranno porre rispondendo ad un post specifico. Attualmente è attiva l’intervista a Paolo Ulian (per maggiori info su questo designer leggete qui). [...]

  10. #10 Dario

    finalmente un po di vero Design!! Basta con l’eccedere delle forme, con il seguire le mode….
    Ulian riesce a catturare l’attenzione per la sua estrema semplicità progettuale ma incredibilmente intelligente!!
    Penso che il design italiano dovrebbe seguire di piu’ il concept!! e accorgersi dei gesti quotidiani delle persone per trovare nuove soluzioni progettuali!

  11. #11 milla

    Un occhio a ieri, uno all’oggi e due al domani.
    Complimenti!

  12. #12 » Liebesnachrichten mit Flip Flops in den Sand schreiben | Schuh-Lexikon.de

  13. #13 enza

    Oggetti interessanti, alcuni davvero “buoni”, solo non capisco dove sia la bellezza… Se “il design è l’arte dei giorni feriali”, allora manca qualcosa…”
    O forse ci sono due forme di design (e due modi di fare design): quello estetico, quello funzionale. Ulian si collocherebbe allora nella seconda categoria? No, ci sta stretto… Allora forse la lettura deve essere attraversata dalla capacità “narrativa” dell’oggeto, ovvero dal suo saper “dire” delle cose (un oggetto può parlare di luoghi, tempi, usi, committenti, “autori”, può essere ironico, spiritoso, radicale…….). In tal caso, Ulian è interessante e “bello”.
    O no?

  14. #14 Donatella Savoia

    Complimenti a Ulian che seguo e ammiro da tempo. Un vero designer in cui etica e responsabilità sociale ne fanno un professionista unico. Io l’adoro .. si capisce che è il mio designer preferito?

  15. #15 Paolo Preite

    Sui sandali sarebbe stato corretto dire:
    IF YOU LOVE ME, FOLLOW ME
    perchì in WHO LOVES ME, FOLLOW ME manca il soggetto, come per esempio HE/ SHE WHO…, ANYONE WHO…
    Ottimo design, in ogni caso.

  16. #16 paolo ulian

    Non sono un ottimo conoscitore della lingua inglese così per tradurre la frase CHI MI AMA MI SEGUA mi sono affidato ad altre persone, di cui alcune erano madrelingue. Tuttavia le traduzioni che ricevetti non erano mai perfettamente concordanti fra loro, la frase sembrava potesse avere diverse sfumature. Io ho semplicemente optato per quella che la maggior parte dei miei amici inglesi considerava corretta.

  17. #17 Design Blog » Blog Archive » Paolo Ulian: sorprendenti semplicitá

    [...] perdetevi inoltre le interviste fattegli un po’ di tempo fa da IdeaMagazine e dai ragazzi di Officina Creativa. Molto [...]

  18. #18 Design Blog » Blog Archive » Paolo Ulian: soprendente sencillez

    [...] No os perdais tampoco la entrevista que le hicieron hace un tiempo la IdeaMagazine y la gente de Officina Creativa. Muy [...]

  19. #19 Ulian Pietro

    Abbiamo il cognome in comune e anche la linea di pensiero, le cose semplici sono sempre le più difficili da pensare , e Paolo Ulian ci riesce perfettamente abbinando anche un messaggio, di affezionarsi alle cose per certi versi un ritorno al passato…..in un mondo usa e getta mi sembra che dovremmo adottare questo modo di pensare su molte nostre scelte.

  20. #20 Officina Creativa » Incontra il Creativo: Paolo Ulian

    [...] averlo intervistato questa settimana (link), a partire da Lunedì 4 Giugno fino a Domenica 10, Paolo Ulian sarà  nostro ospite [...]

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