Dicembre 10th, 2007 , by Riccardo Giraldi

Katahomo è un’azienda italiana che offre “soluzioni in carne ed ossa”.

Nata on-line per gioco sta riscuotendo moltissimo successo: Katahomo mette in vendita persone dalle più svariate specializzazioni. C’è chi compra un bel giovine con la chitarra per farsi consolare in riva al mare e chi si propone come portariviste da salotto. Troverete sicuramente la soluzione che fa per voi. Personalmente sto pensando ad IRMA: un modello di “nonna spiritosa”.

Alice Avallone fondatrice dell’azienda ci racconta di sè e di come è nata questa divertente idea.

Ciao Alice, raccontaci di Katahomo: come è nata l’idea e cosa è diventato Katahomo oggi?

Katahomo nasce la sera del 17 settembre 2007. Stanca di sentire mia sorella (di 15 anni), decisi di metterla in vendita. Le ho fatto una foto, e via - messa online con tanto di didascalia e prezzo (560 euro). La parola Katahomo mescola in sè le parole catalogo (greco) e uomo (latino). In greco Katalogos viene da Kataégein (enumerare, ordinare) e Logos da Legein (raccogliere, adunare). Inoltre, nel dialetto piemontese, caté significa proprio comprare.

Il progetto Katahomo vuole essere ironico e provocante, una specie di realtà virtuale dove poter cercare e trovare il giusto referente per ogni tipo di rapporto sociale. Persone reali che curiosamente cercano di vendersi in una realtà parallela alla nostra, dove, in fondo, pare che “sapersi vendere” sia ormai fondamentale.

Katahomo è un’azienda online di persone in carne ed ossa che - volontariamente - decidono di prendersi in giro, e ironicamente si mettono in vendita nei settori più assurdi (come mensole, come nonni, come giocattoli, etc). Più in generale, Katahomo è un gioco, un divertissement per sdrammatizzare le etichette che ci appiccicano addosso tutti i giorni.

Quest’anno è stato premiato al Premio Scrittura Mutante alla Fiera del Libro di Torino con la seguente motivazione: per la genialità ironica di un “guerrilla-storytelling”, basato sulla struttura semplice di un blog (eppure ben ancorato ad un motore interno di tagging) che inscena una sorta di “bestiario”. Un divertente catalogo di “risorse umane” fatto per chi pensa “che sapersi vendere sia troppo difficile”.

Alice Avallone

Alice Avallone, fondatrice di Katahomo e studentessa. Ci racconti di te?

Chi sono. Alice, 22 anni. Ogni giorno salgo sul treno e vado a Torino, dove si concentra metà della mia vita. E’ lì che studio, che lavoro, ed è lì che vive Matteo. Stavo andando da lui, nell’estate del 2004, quando ho incontrato Morpheus. Un uomo di colore, sui trent’anni, seduto di fronte a me. Non gli ho chiesto il vero nome, ma l’ho chiamato Morpheus, come il personaggio di Matrix, a cui assomigliava tantissimo. L’ho fotografato col mio cellulare e ho inventato una piccola storia per lui. Ho pubblicato tutto in rete. E’ cominciato così. Da allora, non ho più smesso. Ogni viaggio una foto, o più d’una. Ragazzi, donne, uomini, bambini. Viaggiatori. Il viaggio ferroviario è un topos che mi ha sempre affascinata. Gli scatti fermano il momento, catturano il tempo che passa, l’essenza della vita, l’unicità e insieme la banalità di ciascuno di noi. E’ nato Visioni Binarie, un blog che in soli tre mesi è diventato libro (ndr. pubblicato dalla casa editrice di Milano Jumper. A distanza di quasi tre anni, ormai il libro è esaurito).

Ho cercato di raccontare le persone, le loro vite e le loro stranezze che si intrecciano o si sfiorano correndo su un binario alternativo, in una visione seconda e surreale. A chi mi chiede: cos’è Visioni Binarie?, rispondo: è poesia visiva in forma di prosa. Al libro si sono aggiunti il Premio Speciale Blog Straniero Oscan 2004 e il Primo Premio Scrittura Mutante 2005. Naturalmente ci sono anch’io nelle Visioni Binarie. Le considero una finestra aperta sulle mie percezioni. Conservo sempre la leggera speranza che le mie piccole storie non smettano di meravigliare.

Di cosa ti occupi adesso? Quali progetti hai in serbo?

Attualmente di me dicono che sia un’esperta di comunicazione non convenzionale e new media. Nel tempo libero frequento l’Istituto Europeo di Design di Torino, corso triennale di Pubblicità. Tra i progetti più seri che ho in questo momento, c’è Macchie di Silenzio. Il 20 gennaio 2007 nasceva online Macchie di Silenzio un progetto interattivo ispirato al libro I silenzi degli innocenti, di Giovanni Fasanella ed Antonella Grippo, edito da BUR nel 2006. La mia idea era quella di coinvolgere il web, per far si che non si dimenticassero gli anni del terrorismo in Italia, e soprattutto far arrivare le testimonianze delle vittime a più persone possibili. Giovani artisti e fotografi sono stati inviatati a spedire via mail una traccia disegnata, uno schizzo a colori o in bianco e nero, una macchia piena, una fotografia astratta. I contributi ammessi al progetto sono stati collegati ad un piccolo frammento di testo estratto da I silenzi degli innocenti. I testi e le immagini si sono intrecciati così tra loro - creando insieme un quadro ampio, chiaro e forte dei terribili anni di piombo rappresentati da chi non c’era. Macchie di Silenzio è diventato così una mostra visiva e testuale on-line della delusione, della solitudine e del dolore composto di chi c’è ancora, del disinteresse da parte delle istituzioni. Nell’agosto 2007 ho fatto fare un importante passo in avanti a Macchie di Silenzio. Ho iniziato ad indagare più a fondo su come i giovani come me - soprattutto i nati dagli anni ‘80 in poi - hanno ricevuto la memoria degli anni del terrorismo in Italia. La mia ricerca sta spaziando dai progetti fotografici ai racconti, dalla grafica alle poesie, dal cinema alla musica, dai saggi all’arte digitale. Il risultato è qui: http://www.lastorianascosta.com.

Cosa intendi con “comunicazione non convenzionale”?

Comunicazione non convenzionale è tutto ciò che riesce a spiazzare e spostare il pensiero del ricevente, stimolando la curiosità e la voglia (o necessità ?) di partecipazione.

EContent Award

Negli ultimi mesi si è sentito molto parlare di Katahomo. Premiato all’Econtent Award fra i “giovani talenti”, ospite al Festival della creatività , segnalato addirittura da un tg Cinese. Ti saresti mai aspettata questo successo?

Devo ammettere che mi aspettavo questa curiosità ed attenzione. Non tanto per l’idea originale, ma per la sua capacità di “fare gruppo”, aiutare a socializzare. Davide, un amico mi ha detto tempo fa: “Katahomo¨ è un ottimo argomento per attaccare bottone.

Come ti piacerebbe sviluppare questa idea? Cosa ti auguri diventi un giorno Katahomo?

Mi piacerebbe sviluppare Katahomo organizzando più meeting tra i prodotti, come è successo l’anno scorso alla prima mostra a Torino. E chissà, un giorno non tanto lontano potrei addirittura aprire veri e propri negozi! D’altronde Katahomo è nato per chi crede che sapersi vendere al giorno d’oggi è troppo complicato. Al contrario di quello reale, il mercato del lavoro di Katahomo non esclude nessuno!

Screenshot Sito Katahomo

Ringraziamo Alice per la sua disponibilità e le facciamo tanti complimenti per la sua creatività e capacità di concretizzare questa idea.

Adesso Cari Creativi non vi resta che visitare il sito di Katahomo e decidere di mettervi in vendita o trovare la soluzione in carne ed ossa che avete sempre desiderato!

di Riccardo Giraldi

2 Commenti su “A chiacchiera con… Alice di Katahomo”

  1. #1 silvia

    Complimenti è veramente un’idea stravagante!! Moooolto creativa mi sono divertita a ciacciare tra le varie soluzioni…appena ho una persona interessante la metto in vendita.
    Quasi quasi ci metto mio fratello..a parte gli sherzi complimentoni!!!!

  2. #2 Alice

    Grazie Silvia!
    Katahomo è sempre aperto, 24 ore su 24!

    A presto!
    Alice

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